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322 LIBRO QUINTO — 1805.

Olanda. Nè quietando le sfrenate voglie di lascivia e di lusso, caduta in giovine scostumato ed avaro, sperdè le mal conseguite ricchezze, e morì in povero albergo presso Calais l’anno 1815. La figliuola rimase oscura e compianta. I sozzi amori del grand’uomo per Emma si sperderebbero ne’ racconti di Aboukir e di Trafalgar, se non andassero uniti alle infelici ma durevoli memorie di Cirillo, di Pagano e di altri mille.

XXVIII. La battaglia di Trafalgar, festeggiata dal governo di Napoli a modo di nemico della Francia, più animò i contrarii a Bonaparte, nulla sconfidati dall’ardita promessa di andare a Vienna in un mese, però che sapevano vicina e credevano invincibile l’oste de’ Russi. Nelle menti come nel vero pendevano incerte le sorti degli eserciti, e quindi l’Austria sollecitava i re collegati, e dall’opposta parte l’imperatore de’ Francesi, provvedendo le difese o gli assalti, aveva scritto a Saint-Cyr, generale supremo delle squadre stanziate nel regno, lettere importanti, che per sommi capi rapporterò.

«Una guerra nuova in Germania prepara nuove fatiche e nuove glorie alla Francia. Il re di Napoli, nostro amico per trattati, nemico per animo pertinace, si leverà contro voi ne’ campi della Puglia, ne andrà solo al cimento ma con Ingiesi e Russi, già pronti nella Sicilia e in Corfù. Voi, generale, siate in punto per questa guerra; I colpi fatali saranno vibrati in Germania, e di qua si partiranno le sorti d’Europa...»

E poi ch’ebbe esposti gli alti concetti per vincere in Baviera, ed espugnare la città capo dell’impero austriaco, proseguiva:

«A due casi attenderete. Impadronirvi del regno di Napoli avanti che giungano Inglesi e Russi, o difendervi da queste genti quando assaltato. Aspetterete per il primo caso il comando di muovere, provvederete al secondo con vostro senno. Serbo ancora speranza di mantener pace col re di Napoli, per non aver guerra lontana, e nemici da combattere in Italia, a fronte, a fianco.

Ma se voi foste primo a muover guerra, avanzate sopra Napoli, discacciate l’attual governo, sciogliete l’esercito napoletano, formando a battaglioni i volontarii e i partigiani francesi che dopo la tirannide patita dovrebbero esser molti ed ardenti, disponete le forze ad impedire gli sbarchi d’Inglesi e Russi, o battergli, se sbarcati.

Demolirete le fortezze, come verranno in vostre mani, e preparerete le mine sotto i castelli della città.

Fornirete a lungo assedio la fortezza di Pescara, e ne darete il comando al generale Regnier.

Questa fortezza, importante quando a vai convenisse invadere