Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/234

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talana del 1375. Lo stesso dicasi della carta mondiale di Rinulfo Hyggeden (anno 1360), del Mappamondo di Fra Mauro che alcun poco si allontana dalla forma circolare, e di una carta italiana del 1489, la quale appartiene al Museo Britannico, ed in cui il continente asiatico è talmente esteso nella direzione di oriente, che il suo sviluppo equivale ai tre quarti dello sviluppo intero della Terra abitata da occidente ad oriente1.

La più antica carta ellittica è forse quella attribuita a Beato, monaco dell’abbazia di San Severo nella Guascogna, e detta perciò, nella Storia della Cartografia, Mappamondo di San Severo. Comunemente le si attribuisce la data del secolo XI. Essa si distingue dalla carta torinese, non solo per maggiore eleganza di disegno, ma eziandio per il numero, assai più grande, dei nomi, per la copia delle leggende, e infine per le forme più tollerabili che in essa si assegnano alle diverse accidentalità geografiche2.

Oltre ai quattro punti cardinali, Subsolanus (Est), Auster (Sud), Favonius (ovest) e Septemtrio (nord), se ne contano altri otto intermedi.

L’Oceano che circonda la Terra porta già diversi nomi: tra essi notiamo l’Oceanus Germanicus, l’Oceanus Britannicus, l’Oceanus Ircanus, ed il nome strano di Mare Egeum applicato ad una parte dell’Oceano esterno. Il Mare Rubrum è tutto il mare Eritreo degli antichi, e costituisce un gran ramo dell’Oceano ellittico: il golfo Arabico ed il golfo Persico sono quasi irriconoscibili.

Il Mediterraneo è molto meno regolare che nella carta di Torino; i nomi di alcune delle sue parti sono giusti, ma inesattamente applicati. Così è detta Tirrenum mare la parte compresa tra l’Africa e la Spagna; Mare Ligusticum quella a

  1. Fischer, op. cit., pag. 44; Peschel, Abhandlungen, I, pag. 213-225.
  2. Cortambert, in Bullettin de la Société de géographie de Paris, 1877, vol. II, pag. 346 e seg.