Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/123

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
84 Storia della Letteratura Italiana.

XVI.

Corace e Tisia ne sono i primi Maestri.

Di Corace però appena altra notizia ci è rimasta. Non così di Tisia. Pausania ci dice, ch’ei fu compagno di Gorgia nell’ambasciata agli Ateniesi, di cui or ora favelleremo; e un onorevole elogio ne forma dicendo, ch’egli nell’arte del favellare tutti superò gli Oratori dell’età sua, di che fu chiaro argomento l’ingegnosa al certo e sottile Orazione, che nella lite di una Donna Siracusana egli disse1. Questa ambasciata viene da Diodoro raccontata all’anno secondo dell’Olimpiade LXXXVIII. Di lui pure aggiugne Dionigi Alicarnasseo, che fu Precettor d’Isocrate nato nell’Olimpiade LXXXVI2, il quale doveva perciò esser ancor giovinetto, quando Tisia venne in Atene. Niun’altra cosa noi sappiamo di Tisia; ma non è ella certo picciola gloria questa di aver avuto a suo scolaro un sì famoso Oratore, qual fu Isocrate. Ma non fu solo in questa maniera, che l’Italia aprì scuola di Eloquenza alla Grecia.

XVII.

Notizie del Retore Lisia.

Lisia e Gorgia, Siracusano il primo, Leontino il secondo, assai maggior lode acquistaronsi in Grecia. Di Lisia dice Dionigi Alicarnasseo, che era di ventidue anni maggiore d’Isocrate3. Quindi egli dovette nascere circa l’Olimpiade LXXX, quando appunto cominciava nella Sicilia a fiorire lo studio dell’Eloquenza. Cicerone lo dice Ateniese4; ma la più parte degli antichi autori lo fanno Siracusano; e con ragione, poichè,

    re un Oratore e un Poeta, e che il tenerli troppo rigorosamente stretto a’ precetti snerva comunemente la forza dell’Eloquenza e la vivacità della Poesia, io pure me ne dichiaro seguace e sostenitore. Ma se egli intende di sbandire generalmente i precetti e l’arte, io temo, che la sperienza e la ragione gli si opporranno. Ei ci dice, che le spelonche, e grotte, le sponde del mare erano le Scuole dell’Arte Rettorica del gran Demostene. Ma è certo, che innanzi a Demostene erano stati Corace, Tisia, Lisia, e Gorgia tutti Precettor d’Eloquenza, e che per testimonianza di Dionigi Alicarnasseo (Judic. de Isocrate) Tisia fu precettore d’Isocrate, e che Demostene da Tucidide e da Gorgia apprese la magnificenza, la gravità, lo splendore del favellare (De admiranda vi dicendi in Demosth. ) Il maggior Oratore, che avesse Roma, viaggiò in Grecia in età già adulta, e frequentò le Scuole de’ Retori più rinnomati;, e scrisse poscia egli medesimo i precetti dell’Arte. Il maggior Poeta Epico, che abbia avuto l’Italia, studiò attentamente la Poetica d’Aristotile. A me sembra, che forse sarebbe più giusto il dire, che i precetti non bastano a formare un grand’uomo, ma che senza i precetti un grand’uomo non saprà sfuggir que’ difetti, che ne ottureranno la gloria.

  1. Descript. Græc. l. VI. e. XVIII.
  2. Judic de Isocr.
  3. Loco cit.
  4. Brut. seu de Cl. Orat. n. 16.