Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/130

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Parte II. 91

l’usurpazion de’ Tiranni, e finalmente il divenir soggetta alla Romana Repubblica, interruppe e troncò affatto il corso alle bell’arti, che in Sicilia sarebbon certo fiorite mirabilmente, e i Greci soli furono quelli, che dell’eloquenza de’ Siciliani profittarono. Così pare che fosse fin da quel tempo il destino infelice della nostra Italia, che l’ingegno e il sapere de’ suoi più agli stranieri giovasse che a lei medesima, e che altri popoli, dopo avere dagli Italiani apprese le scienze, dimenticassero ed insultassero ancora i lor maestri.1

XXIV. Rimane ancora a dir qualche cosa degli Storici, che l’antica Sicilia produsse. Basta leggere Diodoro Siculo per vedere, quanti essi fossero, e per comprendere, quanto danno ci abbia recato la perdita, che di essi abbiam fatta. Noi vi veggiam nominato un Antioco Siracusano2, cui egli chiama Scrittor nobile delle cose Siciliane, un Atana pur Siracusano3, che tredici volumi di Storia avea scritti, un Ermea Metimneo4, e Callia Siracusano5, e Antandro fratel di Agatocle6, ed altri molti. Anche la Geografia ebbe un Cleone Siciliano, che talvolta vedesi nominato ne’ minori Geografi Greci pubblicati dall’Hudson7 ". Quegli però tra gli Storici Siciliani, che salirono a maggior fama, furono Filisto Siracusano, Timeo di Taormina, e Diodoro. Del primo parlano con lode Cicerone e Dionigi d’Alicarnasso; benché quest’ultimo di alcuni difetti il riprenda. Piacemi di recar quì il giudizio di questo valentuomo,



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  1. Qualche recente Scrittore ha voluto aggiugnere una nuova gloria alla Magna Grecia, affermando come cosa indubitabile e certa, che Demostene venne a finire i suoi giorni nella Calabria. Ma io mi maraviglio, che un uomo erudito abbia potuto prendere un sì solenne quivoco, poichè basta leggere attentamente gli antichi Scrittori Greci per riconoscere, ch' essi parlano di una picciola Isoletta del mare Egeo detta Calauria, in cui Demostene rifugiossi, quando vide Atene vicina a cadere sotto il dominio di Antipatro, e ove poscia col veleno si uccise.
  2. Lib. XII. p. 322.
  3. Lib. XV pag. 507.
  4. Ib. pag. 476.
  5. Di Callia parla più a lungo Fiodoro ne' frammenti pubblicatine dal Valesio, e ne parla anche Suida narrando, che poco buon nome ottenne colla sua Storia, perciocchè avendogli il Tiranno Agatocle fatti copiosi doni, pe' quali avea radunate grandi ricchezze, prostituì vilmente la Storica sincerità, e ricolmò di non meritate lodi un Principe, cha a tutti i sudditi era per la sua crudeltà odiosissimo.
  6. Eclog. ex lib. XXI.
  7. Vol, I. in Marcian, p. 63. Vol. II. in Scymn. p. 7.