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| Parte I. | 27 |
nio la lode di aver trovato l’uso de’ Molini moventisi a mano: Molas versatiles Volsiniis inventas[1]. La Nautica ancora, in cui ne’ tempi più addietro possenti furon gli Etruschi, nuova perfezione ebbe da essi, e nuovi ornamenti: perciocchè l’uso delle ancore e de’ rostri vuole Plinio, che fosse da essi trovato. Rostrum addidit Piseus Thyrrenus, uti & anchoram[2]; o come altri leggono, Rostrum addidit Piseus, Tyrrheni Anchoram.
XXV.
Ebbero qualche sorta di Poesia.Nè queste arti soltanto, che serie e gravi soglion chiamarsi, ma le più liete ancora, coltivate furono dagli Etruschi. Il continuo uso, e la solenne pompa de’ sacrificj, di cui abbiam tante prove ne’ lor monumenti, appena ci lascian luogo a dubitare, che qualche genere, benchè rozzo, di Poesia non fosse da essi conosciuto, ed esercitato. Essi furono innoltre, da cui i Romani appresero i teatrali spettacoli. Dall’Etruria chiamati furono i primi Comici a Roma, che col nome di Istrioni dalla Etrusca voce Ister si appellavano: Majores non abhorruisse, dice Tacito[3], spectaculorum oblectamentis pro fortuna, quæ tunc erat, eoque accitos e Tuscia histriones. Confermasi ciò ancor maggiormente dall’autorità di Livio[4], il quale, dopo avere la cosa stessa più ampiamente narrata, soggiugne, che agl’Istrioni succederon non molto dopo le favole Atellane, che il primo abbozzo furono, per così dire, de’ Drammatici componimenti; ma queste ancor non d’altronde, che dagli Osci popoli dell’Etruria furono prese. Quod genus ludorum, dice Livio[5], ab Oscis acceptum tenuit juventus. Gli Epitalamj parimente, con cui la nuzial pompa solevasi accompagnare, cominciarono ad usarsi in Fescennia, città d’Etruria. Fescennium oppidum, dice Servio[6], ubi Nuptialia inventa sunt carmina. E in fatti presso i Latini gli Epitalamj col nome di Canti Fescennini soleano appellarsi. Il Dempstero[7] vorrebbe farci credere, che, prima ancora che gli Etruschi soggettati fossero a’ Romani, avessero essi composte Tragedie. A provarlo allega egli un passo di Varrone, ove nominando alcuni popoli della Toscana, dice: Sed omnia hæc vocabula Tusca, ut Volumnius, qui Tragoedias Tuscas scripsit, dicebat. Ma da questo