Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/212

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diamo in pieno plebeo. Chi sono questi uomini? Sono adulatori e meretrici dannati alla stessa pena: gli uni vendono l’anima, le altre vendono il corpo. Sentite che noi passiamo in un altro mondo, nel mondo de’ fraudolenti.

Esteticamente, il mondo de’ fraudolenti è la prosa della vita, precipitata dal suo piedistallo ideale, e divenuta volgarità. È la passione che si muta in vizio; il carattere che diviene abitudine; la forza che diviene malizia. La passione è poetica, perchè ha virtù di concitare tutte le forze dell’animo, sì ch’elle prorompano di fuori liberamente: il vizio è la passione fatta abitudine, ripetizione degli stessi atti, un fare perchè si è fatto: è l’artista divenuto artefice, l’arte divenuta mestiere. L’uomo appassionato spiritualizza la sua azione, ci mette dentro sè stesso, ma nel vizioso l’anima è sonnolenta, la sua azione è stupida materia, atto meccanico a cui lo spirito rimane estraneo. La passione produce il carattere, la forte volontà che è la stessa passione in continuazione; il vizio ha compagna la fiacchezza e bassezza dell’anima, non essendo altro la bassezza che l’abdicazione e l’apostasia della propria anima. I grandi caratteri sicuri di sè hanno a loro istrumento la forza, impetuosi fino all’imprudenza, semplici fino alla credulità; gli animi fiacchi hanno a loro istrumento la malizia, coscienza della loro impotenza, e, pipistrelli notturni, assaltano alle spalle, e non osano guardare in viso.

In questo mondo il di fuori è mutato, perchè mutato è il di dentro, ove non trovi più caratteri e passioni, ma vizio, bassezza e malizia, lo spirito oscurato e materializzato, la dissoluzione della vita. A quei cerchi indeterminati, a quella città rosseggiante di Dite, nomi e figure terrene, succede un non so che, una cosa senza nome, che il poeta chiama bizzarramente Malebolge, una natura sformata e in dissoluzione, ripe scoscese, scogli mo-