Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/414

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gari e i cavalieri, nel loro antagonismo o dualismo sarebbe la vera parodia, come è di Sancio Panza e don Chisciotte. Ma lo spirito plebeo penetra ancora fra’ cavalieri e Margutte e Morgante sono non una parte, ma il tutto, l’alto modello a cui più o meno è informata la storia, intitolata a buona ragione il Morgante.

Una concezione originale è Astarotte. Il diavolo cornuto di Dante che già riceve una prima trasformazione nel suo nero cherubino, il bravo loico che ha tutta l’aria di un dottore di Bologna, qui prende aria paesana, ed è un buon compagnone. Come il nero cherubino arieggia agli scolastici, Astarotte è il nuovo spirito del secolo, motteggiatore, ironico, e libero pensatore, che fa il teologo e l’astrologo, e spiega la bibbia a modo suo, e battezza asini Dionisio e Gregorio; chè ognuno erra

A voler giudicare il ciel di terra.

Astarotte, che è stato un serafino e de’ principali, sa molte cose, che non sanno i poeti, i filosofi e i morali, e dice la verità, e non fa come gli spiriti folletti che si aggirano per l’aria e ingannano gli uomini, facendo parere quel che non è:

Chi si diletta ir gli uomini gabbando;
Chi si diletta di filosofia;
Chi venire i tesori rivelando;
Chi del futuro dir qualche bugia.

Vedesi la filosofia messa a fascio con l’astrologia e le altre arti di gabbare gli uomini.

Ma Astarotte promette di dire la verità, e tiene la promessa, come un diavolo d’onore:

Chè gentilezza è bene anche in inferno.

E sa la verità non per ragione, ma per esperienza, come