Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. I).djvu/238

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Cardinal Riario Sforza, camerlengo, per la industria ed il commercio.

Cardinale Massimo, prefetto delle acque e strade, pei lavori pubblici.

Monsignor Lavinio de’ Medici-Spada, presidente delle armi, corrispondente al ministro di guerra e marina.

Cardinale Antonelli, il quale rimaneva provvisoriamente nella qualifica di tesoriere (per le finanze).

Monsignor Grassellini, governatore di Roma, e direttore generale di polizia.

Monsignor Roberti, uditore della Camera. — Era in quel tempo maggiordomo di Sua Santità e prefetto dei sacri palazzi apostolici monsignor Alerame Pallavicini genovese.

Ma mentre parlavasi ancora dei nuovi cardinali, del Consiglio dei ministri, e del marchese Dragonetti, e come accader suole, un po’ bene un po’ male si ragionava su questi argomenti, altra causa di distrazione presentavasi, perchè eravam giunti al 17 giugno, giorno in cui volevasi celebrare con una dimostrazione solennissima l’anniversario della esaltazione di Pio IX al pontificato. Prima però di raccontarne alla meglio le particolarità diremo che in quel giorno stesso instituiva il Santo Padre l’equestre ordine Piano, e giungeva monsignor Bartolommeo Romilli arcivescovo di Milano.1

La dimostrazione di cui ora faremo parola fu cosa del più grave momento e per la sua imponenza, e per le circostanze che l’accompagnarono. La rivoluzione assunse in quel giorno un carattere più deciso e minaccioso, ed incominciò a palesare lo tinte di colore repubblicano.

Difatti si volle innanzi tratto che si prendesser le mosse dal Foro romano, come quel luogo che ridestava le reminiscenze dell’antica Roma.

Consisteva la dimostrazione in una interminabile processione, che fu detta delle bandiere, perchè recavansi dai capi-popolo le quattordici bandiere rappresentanti i

  1. Vedi il Diario di Roma del 10 giugno 1847. — Vedi il volume I, Motu-propri ec, n. 12.