Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. I).djvu/464

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Il medesimo avendo dato la sua rinuucia, passò la guardia il 2S gennaio 1823 sotto il comando del principe Don Paluzzo Altieri.

Il 13 gennaio 1834 fu trasferito il comando della civica 111 principe Don Domenico Orsini, e quindi per rinunzia del medesimo, passò il 28 novembre 1841 sotto quello del principe Don Pompeo Gabrielli.

Si resse per molti e molti anni secondo le regole prescritte dal manuale relativo al corpo della guardia civica pubblicato in Roma nel 1823.1

Nel 1831, alloraquando insorte le provincie incomiciò a trepidarsi sulla sorte di Roma, nacque in tutti quasi spontaneo il desiderio di premunirsi da un colpo di mano.

La civica ch’esisteva, quantunque poco numerosa, erasi fin allora condotta mirabilmente, rilevando tutti i posti, e tutelando l’ordine pubblico nella sera dell’11 febbraio destinato por lo scoppio della insurrezione. Componevanla in quel tempo non più che quattrocento uomini colle loro divise.

Cresciuta però col pericolo la necessità di prevalersene, venne aumentata con notificazione del cardinal Bernetti segretario di stato del giorno 12 dello stesso mese, di altri cento uomini per ogni rione; ma il servizio riuscendo troppo gravoso, sentì il cardinale la necessità di ampliarla ancora, e l’ampliò con un atto successivo del 17, e così lasciò partire quasi tutta la linea per recarsi incontro agl’insorti.2

Ma essa fu attivata allora in uno spirito tutt’altro che rivoluzionario, perchè Roma era tuttavia una città devota al papa e non voleva far causa comune colle provincie. Che anzi essendo in quel tempo incominciate delle dimostrazioni in Roma per parte della plebe, ma in senso strettamente papale e quasi diremmo di genere sanfedistico, ne

  1. Vedi Manuale per la guardia civica. Roma, Poggioli, 1823 in-12.
  2. Vedi il Diario di Roma del 10 febbraio 1831. — Coppi, Annali d’Italia vol. VIII, pag. 115.