Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. I).djvu/480

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In detto rapporto, che viene riferito e lodato sommamente dal Farini nella sua storia,1 si parla del deficit che il Morichini stabiliva ad un milione e duecentomila scudi all’anno, e del modo da adoperarsi per ripianarlo sia colle proposte di varie economie nelle spese, sia coll’accrescimento di alcuni cespiti o proventi della rendita pubblica.

Venne da molti approvato e magnificato il rapporto, perchè emanante da tale che in sommo grado godeva della stima puhblica: ma vi fu pure chi il censurò e fra questi si distinse l’avvocato Raffaele Farricelli il quale, quantunque conservasse l’anonimo, pubblicò nell’anno 1848 in Napoli una critica o commentario sul medesimo.2

Disapprovavasi in esso fra le altre cose il progetto di sottoporre a tassa i censi ed i canoni, e quello d’introdurre una tassa d’esercizio, siccome cosa vessatoria ed odiosa in sommo grado. Ma quello che più attirò le sue animadversioni fu la proposta di sottoporre ad una tassa il clero, tranne i curati e gli spedali.

Veniva altresì criticato dal Farricelli il Morichini, perchè, volendo por mano a delle riforme finanziarie, ne proponeva alcune che oltre all’essere inopportune in ogni tempo, allora specialmente avrebbero aggiunto esca maggiore alle fantasie già troppo riscaldate delle moltitudini, come quella per esempio di diminuir la truppa regolare di linea, sostituendovi invece la guardia civica.

Nè su di ciò è da farne un addebito all’illustre monsignore, se cedendo ancor egli alle speranze illusorie del giorno, faceva assegnamento sulla guardia cittadina come protettrioe dello stato. In quel tempo errammo tutti, e tutti credemmo buone alcune cose che l’esperienza ci ha dimostrato esser pessime.

Noi abbiamo trattato lungamente della guardia civica,

  1. Vol. I, pag. 285.
  2. Vedi il detto opuscolo nel vol. XLV delle Miscellanee storico-politiche, n. 7.