Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/163

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presso la stessa maniera di pensare. Veggasi Roma, ove il ’ popolo fotto il governo sacerdotale sembra sentire ancora la libertà della repubblica: ivi anche al dì d’oggi mettersi potrebbe in piedi un esercito di valorosi guerrieri sprezzatori di morte al par de’ loro antenati; e le donne stesse del popolo, i cui costumi fieno meno corrotti, saprebbero per avventura mostrar coraggio e valore, quanto ne mostrarono le antiche romane; della qua! cosa, se qui convenisse, apportar potrei molti argomenti.

[Disposizione de' popoli settentrionali per le arti]

§. 21. Que’ talenti che aveano i Greci per le arti si ravvisano ancora quasi generalmente negli abitanti delle provincie meridionali d’Italia, ne’ quali la viva immaginazione sublima lo spirito, laddove in altri popoli, e principalmente presso l’inglese pensatore, troppo domina la fredda ragione. E’ stato detto, né senza fondamento, che i poeti oltramontani parlano bensì un linguaggio immaginoso, ma poche immagini ci presentano: e diffatti convenir si deve, che le terribili descrizioni, nelle quali tutta consiste la grandezza di Milton, non fono punto oggetti per un sublime e nobil pennello, anzi in nessun modo potrebbono dipingersi. Le pitture di molti altri poeti oltramontani sono gran cosa all’orecchio, e ben poca cosa allo spirito; ma in Omero tutto è dipinto, tutto è acconcio per la pittura1. Osserviamo altresì nell’Italia, quanto più calde sono le regioni tanto più fervida esservi l’im-

Tom. I. H magi-
  1. Più a lungo si tratta di questo pregio d’Omero nella dissertazione del signor Merian, Comment les sciences influent sur ia poesie, pr. past. sec. mém. §.4. e segg. Nouveaux Mémoires de l’Acad. Roy. des scienc. & belll. lettr. an. 1774., à Berlin 1776. pag. 506. e segg. Parlando quefto fcrittore nella prém. part. pr. mém. §. 4. pag. 466. e segg. dei versi di Ossian celebre poeta celtico, dice che il loro bello in gran parte consiste in una tetra malinconia, in color patetico, e in tratti, che inteneriscono. Lo stesso merito presso a poco si trova nei più celebri poeti tedeschi di questi ultimi tempi dai giusti estimatori italiani, i quali mal soffrono, che tra di noi, per un amore inquieto di cose nuove, si voglia confondere il gusto italiano col tedesco più di quello che la natura, e la ragione accordino. Possono vedersi tre lettere, due del sig. abate Vannetti, e una a lui di risposta del sig. abate Taruffi inserite nel Giornale dai confini d'Italia l’anno scorso 1781. n. 28. pag. 219. e segg. Chi potrà sentire in pace l’elogio, che fa il signor abate Arnaldo del poema epico del signor Klopstock, intitolato, il Messia, riferito dal signor Giacomo Zigno nella prefazione alla traduzione fattane in verso italiano, e pubblicata in Vicenza nel detto anno 1781., cioè, che quello poema sia l’ultimo sforzo dello spirito umano ?