Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/232

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122 D e l l e   A r t i   d e l   D i s e g n o.

poiché d’un sol pezzo sono tutte le altre statue egiziane; anzi de’ colossi medesimi molti erano d’un sol masso, come ri-


levia-

    stro Autore; non parendomi che fosse questo un ritrovato, o un lavorio tale, per cui dovesse farne Diodoro sì alte maraviglie. Il sig. Goguet Della Orig. delle leggi, ec. Part. iiI. lib. iI. c. iI. p. 57. Tom. iiI. ammettendo la comune opinione, crede che fosse utilissima, e molto praticata una tal maniera di lavorare, per una pronta esecuzione; e s’immagina, che gli artisti potessero regolarli in questo modo; cioè, che cominciassero dal fare un modello di gesso, o di terra, come usano alla giornata i nostri scultori; e questo poi lo dividessero in molte parti, onde potesse ciascun artefice lavorare fu di una parte assegnatagli. L’idea pare giusta; ma resta un poco oscura. Il signor conte di Caylus nella sua dissertazione, intitolata: Eclaircissemens sur quelques passages de Pline, qui concernent les arts dependans du dessein, nel Tom. XIX. Acad. des Inscript. ec. Mém. p. 284.. segg.: pare che possa dirsi dello stesso sentimento; e poiché si spiega molto chiaramente, sebbene con un giro soverchio, noi riporteremo quì le di lui parole.
    „ Si dura fatica a intendere ciò, che Diodoro riferisce degli scultori egiziani. Come mai degli artisti, lavorando separatamente, e in luoghi distanti uno dall’altro, e senza communicarsi le loro operazioni, potevano ciascuno fare una metà di statua, che unita poi ad un’altra veniva a formare un tutto perfetto? Se la cosa lì giudica eseguibile, convien supporre un fatto, che Diodoro ha passato sotto silenzio; ed è, che in primo luogo dovea esservi un modello determinato, sul quale ciascuno si regolasse. E non è quello infatti, che ha preteso di farci intendere, dicendo, che gli scultori egiziani, nel prendere le loro misure, riportavano le proporzioni del piccolo al grande, come lo fanno anche a’ dì nostri gli scultori? I Greci, all’opposto, scrive Diodoro, giudicano d’una figura a occhio: il che vuol dire, che lavorano senza modello; cosa difficile, ma possibile. Del resto, il lavoro, di cui si tratta, diveniva tanto più facile a eseguirsi, quanto che la statua dell’Apollo Pitio, che in tal modo essi aveano lavorata, era, al dire dello stesso Diodoro, sul gusto delle statue egiziane, aveva cioè le mani stese. e attaccate ai fianchi, le gambe una avanti l’altra nell’atteggiamento di uno, che si dispone a camminare; come sono la maggior parte delle statue egiziane, che non variano quasi niente nella loro disposizione. Gli artisti avendo una volta convenuto fra di loro intorno alle misure, e proporzioni generali, potevano in qualche modo lavorare a colpo sicuro, e anche disporre le differenti pietre, che dovevano comporre una statua colossale. Aggiungo quest’epiteto, perchè sarebbe ridicolo il pensare, che le statue, delle quali si parla, fossero di grandezza naturale. Un solo masso, e un solo operajo dovea bastare per ciascuna; ove che per una statua fuor di proporzione, era naturale di distribuire a differenti artisti le differenti parti, ond’era composta. Ecco il vantaggio, che gli artisti egiziani ritraevano da queste regole, che non possono intendersi di giuste proporzioni del corpo umano; perocché i Greci le conoscevano egualmente, e sapevano anche metterle in opera con più esattezza. Tutta la differenza pertanto, che v’era tra di loro, si riduceva colla maniera di operare. I Greci lavoravano senza obbligarsi a prender misure sopra alcun modello; gli Egiziani al contrario si formavano de’ piccoli modelli, che loro servivano a fare le statue in grande. Quindi è, dice Diodoro, che gli scultori, i quali devono lavorare ad una medesima opera, essendo accordati della grandezza, che deve avere, si dividono, e senza difficoltà, come io credo di poter aggiugnere, portano seco una copia del modello; e dopo aver lavorato separatamente, riportano ciascuno i pezzi, che hanno fatti, i quali uniti insieme, formano un tutto esatto egualmente, e perfetto: Il che può sorprendere, e far maraviglia a quelli, che non sono al fatto di queste operazioni. Io non so dunque trovare in tutto questo racconto cosa alcuna, che non sia più che fattibile, e verisimilissima. Aggiugnerò un’osservazione, che ognuno può fare sulle statue egiziane, che ci restano; ed è, che esse sono tutte d’un sol masso; parlando delle statue di grandezza naturale, almeno per quante io ne abbia vedute. Non possono essere, che l’opera d’un solo artista; e per conseguenza la pratica, di cui parla Diodoro, non era generale; ma soltanto per le statue colossali. Di queste ne restano ancora qualcune nell’alto Egitto, che sono infatti composte di più pezzi di marmo, fecondo che compariscono nei disegni, che ne ho veduti. Possono essere lavorate parte per parte in differenti luoghi, e nella maniera, che racconta Diodoro. Restringendo così alle statue colossali questa usanza, mi pare che sia facile a comprendere il discorso di quello storico; e che svanisca insieme quel maraviglioso, che mostra di avere „.