Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/270

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160 D e l l e   A r t i   d e l   D i s e g n o.

mercio trasportare in paesi stranieri le opere dell’arte, convenia loro lavorare principalmente i metalli in una maniera che al più gran numero piacesse. Non è quindi inverosimile che fenicie sieno alcune statuine di bronzo, le quali generalmente credonsi greche1.

§. 24. Non v’hanno fra gli antichi monumenti statue più guaste delle egiziane, che sono di sasso nero. Alle greche statue s’è contentato il furore ignorante degli uomini di troncare il capo e le mani, rovesciandone al suolo il rimanente, che col cadere rompevasi in altre parti; ma le egiziane, e quelle che da’ greci artisti in sasso d’Egitto sono state lavorate, siccome dal solo atterramento poco avrebbono sofferto, sono state rotte a gran colpi; e le teste, che pur nel cadere e rotolarli sarebbonsi serbate illese, sono state in molti pezzi infrante. Chi sa se tal insensato furore non nacque dal color nero di quelle statue, dal quale forse si argomentò che lavoro fossero del principe delle tenebre, o immagini de’ maligni spiriti, che neri sogliono rappresentarsi? Osserva a questo proposito lo Scamozzi2, parlando del tempio di Nerva, che principalmente riguardo agli edifizj sembra essersi presi di mira ed atterrati quelli che il tempo, per la costruzione loro, avrebbe rispettati; gli altri per l’opposto lasciando illesi, che alle ingiurie degli anni presto doveano cedere.

§. 25. Per ultimo sono da osservarsi come una singolarità alcune piccole figure formate secondo lo stile egiziano, e segnate con iscrizione arabica. Tre ne sono a mia cognizione: una è di monsignor Evodio Assemani custode della biblioteca Vaticana; e un’altra sta nella galleria del Collegio romano, la quale ha lettere arabiche sulle cosce, sulla schie-


na,
  1. Racconta Palefato De Invent. purpura, che i re fenicj, ed altre persone di quella nazione, per essere più rispettat! portavano degl'idoletti.
  2. Antichità di Roma, Tav. 7.