Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/65

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

d e g l i   E d i t o r i   V i e n n e s i . lv


In ognuno di questi luoghi pensavasi a trattenerlo, e a dimostrargli così che la Germania non è sempre indifferente e ingrata ai grandi uomini che la onorano1. Ma era d’uopo che prima si fosse fatto conoscere e ammirare in Italia. Così Mengs, Wille, e ’l gran Modellatore tedesco farebbero senza dubbio stati meno considerati fra i suoi, se l'Italia, la Spagna, e la Francia non avesser loro appreso a venerarne il merito. Se però Winkelmann si fosse potuto risolvere ad abbandonare l’Italia, ov’egli trovava l’antico Lazio e la Magna-Grecia, certamente non avrebbe cangiata Roma che con Vienna, ove fu nella primavera del 1768., e ove fra i piaceri dell’amicizia una luminosa fortuna invitavalo2.

Sogliono i nostri Monarchi, e a loro esempio tutte le colte e gentili persone della Corte dar prova di stima e di considerazione ai celebri letterati stranieri che vengono in quella Capitale; e tali prove ebbe Winkelmann. Egli fu onorato dalle loro Maestà con ricco dono; e dal loro primo Ministro, gran conoscitore e protettore delle arti, ebbe quell'accoglienza che aspettarsene potea chi di esse avea scritto la storia. Il conte Giuseppe Kaunitz era suo amico; il sig. barone di Sperges, letterato illustre, che fra le occupazioni politiche del suo ministero sa non solo favorire, ma eziandio studiare le belle arti come le scienze, si riputò


a ono-

    stabilirsi nelle dette città, e a Brunsvic, a Hannover; ma che molto maggiore strepito facesse l’assegnamento di una pensione di mille scudi, che il re di Prussia, col quale avea frequente carteggio, gli fece esibire col mezzo del signor Nicolai per attirarlo a Berlino. Egli le rifiutò tutte ben persuaso che non poteva con tutti i denari comprare altrove la libertà, e gli altri comodi, che godeva in Roma.

  1. La prima edizione però della Storia presente fatta in lingua tedesca fu ricevuta nella Germania con più freddezza, e indifferenza, di quello si aspettava l’Autore, che poi ne fece alte doglianze, fino a chiamarla patria ingrata, e a pentirsi di avere stampata l’opera in quel linguaggio. Huber p. XXV. e XVI. Ciò forse suppongono questi Editori.
  2. Gli fu compagno in quello viaggio il signor cavaliere Cavaceppi, e ne scrisse il diario fino al tempo che stettero insieme in Vienna, premesso poi all’opera da lui pubblicata in Roma l’anno appresso 1769., col titolo: Raccolta d’antiche Statue, Busti, Teste incognite, ed altre Sculture antiche scelte, restaurate da Bartolomeo Cavacceppi, Scultore Romano; e riportato in lingua francese da Huber alla pag. CXXVII., e fegg.