Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/121

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presso i Greci e presso i Romani. 115

stessa non si offre, ma vuol essere ricercata: e troppo sublime è l’esser suo per rendersi comunemente sensibile, poiché al dir di Platone1, la cosa suprema non ha immagine. Essa s’intertiene coi savj, ma ritrosa si mostra ed austera colla gente incolta e vile: nasconde le passioni dell’anima, perchè si avvicina alla tranquillità della natura divina, cui i grandi artisti, giusta l'espressione degli antichi scrittori, studiavano di rappresentarsi2. Quello però, che in essa austero sembra e inelegante, può rassomigliarsi alle frutta acri, le quali, secondo l’osservazione di Teofrasto3, d’ordinario più odorose sono che le dolci; e si sa altronde che penetrante esser deve e sensibile ciò che ha da muovere ed allettare. I Greci hanno paragonata la prima Grazia coll’armonia jonica, e la seconda colla dorica4; e noi potremmo rassomigliarle ai due diversi ordini d’architettura di quelle stesse nazioni.

§. 15. Il padre de’ poeti Omero5 conobbe quella Grazia, che s’introduce ne’ lavori dell’arte, e la rappresentò sotto la figura della bella e leggermente vestita Aglaja o Talia, consorte di Vulcano6, che perciò gli vien data per compagna di lavoro7 nella creazione della divina Pandora8. La Grazia è questa, che Pallade versò sovra Ulisse9, e di cui cantò il sublime Pindaro10. A lei si consecrarono gli artisti dello stile sublime: guidò essa lo scarpello di Fidia nella formazione del Giove olimpico,


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  1. in Polit. op. Tom. iI. pag. 286. princ. Τοῖς δ᾽ αὖ μεγίστοις οὖσι καὶ τιμιωτάτοις οὐκ ἔστιν εἴδωλον οὐδὲν πρὸς τοὺς ἀνθρώπους. [ Rerum porro illarum, quorum maxima & gravissima sunt momenta, nulla est tam efficaciter expressa imago, ad hominum sensum cæptumque efformata.
  2. Plato De Republ. lib. 2. oper. Tom. iI. pag. 377. E. [Riprende i poeti, e i pittori, che rappresentavano la divinità con tutt’altri attributi da quelli, che le convenivano.
  3. De caus. plant. lib. 6. cap. 22.
  4. V. Arist. De Republ. lib. 8. c. 7. [Tratta dell’armonia dorica e della frigia, e delle loro diverse qualità.
  5. Iliad. lib. 18. vers. 382.
  6. ibid. vers. 383.
  7. Plato in Polit. op. Tom. iI. p. 274. C.
  8. Hesiod. Theogon. vers. 582.
  9. Hom. Odiss. lib. 8. vers. 18.
  10. Olymp. 1. vers. 9. [Parla del sole di mezzo giorno.