Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/127

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presso i Greci e presso i Romani. 121

abbassati sino ad imitare le forme de’ bambini incomplete e di superflua carne ridondanti. Sappiamo però che i loro successori, lavorando nello stile bello, mentre cercavano il delicato e ’l piacevole, rappresentarono sovente la natura qual si vede nella prima fanciullezza. Aristide, che dipinse una madre morta col figlio alle poppe1, avrà probabilmente dipinto in questo un puttino da latte. L’Amore sulle più antiche gemme fu rappresentato non come un bambino, ma come un giovanetto, qual vedesi fu una bella gemma del commendator Vettori a Roma2, la quale, a giudicarne dalle lettere, con cui è scritto il nome dell’incisore ΦΡΥΓΙΛΛΟΣ, è una delle più antiche che abbiano il nome dell’artefice. Ivi Amore è giacente, se non che alcun poco si solleva come per giuocare; ha grandi ale d’aquila, quali dar soleansi ne’ primi tempi dell’arte a tutte quasi le divinità, e tiene una conchiglia aperta della specie delle bivalve. I successori di Frigillo come Solone e Trifone fecero l’Amor più bambino, e più brevi ale gli diedero: sotto tal forma, nella maniera de’ puttini del Fiammingo, si vede l’Amore fu moltissime gemme. Così pure formati sono i puttini sulle pitture d’Ercolano, e specialmente su una di fondo nero; e sono della stessa grandezza, come le belle figure delle danzatrici ivi dipinte.

§. 25. Fra i più bei puttini di marmo esistenti in Roma meritano d’essere annoverati un Cupido dormente nella villa Albani, un puttino che giuoca con un cigno nel Campidoglio3, uno che cavalca una tigre nella villa Negro-

Tom. II Q ni


  1. Plin. lib. 35. cap. 10. sect. 39. §. 19.
  2. Description des pierr. grav. du Cab. de Stosch, cl. 2. sect. 11. n. 731. pag. 137.
  3. Mus. Capit. Tom. iiI. Tav. 64. [ Senza perdersi in tante speculazioni, come ha fatto monsignor Bottari nella spiegazione di questa figura, che crede un simbolo dell’inverno, io crederei che essa non fosse altro che una copia di un consimile gruppo fatto in bronzo dal famoso Boeto di un fanciullo, che in una maniera graziosa strozzava un'oca: infans eximie anserem strangulat, come scrive Plinio lib. 34. cap. 8 sect. 19. §. 23.; trasportato dalla Grecia in Roma da Nerone, e collocato da Vespasiano nel tempio della Pace, come sembra potersi raccogliere da ciò, che siegue a dire Plinio.