Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/130

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124 Progressi e Decadenza dell’Arte

quando non si poteva superare Prassitele e Apelle, nemmeno si riusciva a pareggiarli: l’imitatore rimaneva sempre al di sotto del suo modello. E’ avvenuto all’arte come alla filosofia; e v’ebbe in quella come in questa degli eclettici o raccoglitori che, non avendo ballante genio per inventare, studiaronsi di unire in un solo quel bello che in molti vedeano disperso. E siccome gli eclettici, fatti copisti della filosofia delle diverse scuole, poco o nulla d’originale sepper produrre1; così nell’arte, quando si tenne la medesima via, niente più aspettar si potè d’originale, e perfettamente coerente nelle sue parti. Di più: come que’ filosofi, facendo gli estratti delle grandi opere degli antichi, furon cagione che queste neglette si perderono; nello stesso modo i raccoglitori ed imitatori nelle arti del disegno fecero sì che trascuraronsi i lavori originali de’ gran maesiri.

[...dalla soverchia diligenza nelle piccole cose...] §. 2. Lo spirito d’imitazione, mancante delle cognizioni necessarie, rendè il disegno timido, e si cercò di supplire al sapere per mezzo d’una diligenza minuta, che a poco a poco degradandosi venne ad occuparsi di quelle piccole cose che nel siore dell’arte erano a ragione trascurate, come svantaggiose alla grandezza dello stile. A proposito di quelli artisti ben disse Quintiliano2 che molti avrebbono fatti meglio che Fidia stesso gli ornati al di lui Giove olim-


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    per cui essendosi lasciato da banda il vero e il naturale seguitato dai maggiori, si fece più caso dello stravagante e del maraviglioso. Secondo Plinio però lib. 35. cap. 1. il motivo e stato il gusto pei marmi preziosi, e pei lavori in oro, coi quali in vece di quadri coprivansi le pareti. Un’altra cagione di ciò si assegna da Petronio Satyr. pag. 324., cioè in parte una insaziabile avidità di ricchezze da gettarsi poi in ogni sorta di vizio, in parte una certa torpidezza di spirito: effetto della totale corruttela de’ costumi, per cui non faceasi verun conto delle belle opere dell’antichità, oppure divenivan esse l’oggetto della critica. Secondo i diversi tempi hanno avuto luogo tutte le addotte cagioni del decadimento dell’arte presso gli antichi: quella indicata da Vitruvio è stata come la foriera delle altre, delle quali parlano Plinio e Petronio. Uno spirito di novità simile;; a quello, di cui si querelava Vitruvio, riprodottosi presso molti de’ moderni artisti, seconidato di più dal genio de’ ricchi signori, ha recata già un crollo sensibile non meno alla pittura che alla staruaria ed all’architettura: havvi motivo di temere che anche le altre cagioni non abbiano alla fine a portar loro un colpo fatale.

  1. Vegg. Bruckero Histor. crit. philos. Tom. iI. par. iI. par. I. lib. I. c. iI. sect. IV. pag. 159. segg.
  2. Inst. Orat. lib. 2. cap. 3.