Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/137

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

presso i Greci e presso i Romani. 131

teste che hanno, poiché molte volte, non essendosi trovata la propria e originale loro, se n’è sostituita un’altra.

[Fecersi allora poche statue, e molti ritratti ...] §. 6. Quando l’arte vieppiù avvicinavasi all’intera sua decadenza, ben poche statue scolpivansi in confronto delle moltissime che erano state lavorate negli antichi tempi; e allora la principal occupazione degli artisti era di far de’ ritratti, cioè teste e busti1. Con tai lavori si distinse l’arte negli ultimi tempi, sino a che affatto si perdè. Non dee pertanto parerci sì sorprendente, come lo sembrò ad alcuni, che siano mediocri, e in parte ancora belle le teste di Macrino, di Settimio Severo, e di Caracalla; poiché tutto il merito di tali opere consiste nella diligenza. Forse Lisippo non avrebbe fatta una testa migliore che quella di Caracalla esistente nel palazzo Farnese, ma certamente lo scultore di essa non farebbe mai arrivato a fare una figura eguale a quelle di Lisippo.

[ed aveasi una poco sublime idea del bello]

§. 7. Credeasi in que’ tempi, contro il parere degli antichi, che l’abilità d’uno scultore consistesse in dare un forte risalto alle vene; e sull’arco di Settimio Severo scorgonsi queste eziandio sulle mani di figure femminili ideali, cioè delle Vittorie, che portano i trofei. Si pensava che l’espressione della forza, la quale, secondo Cicerone2, è un distintivo generale delle mani, dovesse ravvisarsi anche su quelle di donna, ed esservi nella mentovata guisa indicata. In ciò pure, avanti che le arti in Italia rinascessero, faceasi consistere l’abilità degli scultori; e anche oggidì un osservatore, che non abbia gusto né cognizioni, ammira questo lavoro delle vene eziandio quando son fuor di luogo, Gli antichi


R 2 pe-


  1. Ai tempi di Plinio, ed anche prima, s'introdusse in Roma la moda, derisa pubblicamente con delle satire, di mutare le teste alle statue antiche di uomini illustri, adattandovene delle nuove, Plin. lib. 35. c. 2. sect. 2. princ.: e questa sarà una ragione per cui si trovano tante statue, principalmente delle togate, senza la testa propria; o almeno con testa lavorata a parte: onde non avrà da prenderli per regola generale ciò che ha scritto Winkelmann qui avanti pag. 11.
  2. Acad. lib. 1. cap. 5.