Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/144

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138 Progressi e Decadenza dell’Arte

scimia è il solo monumento africano che siaci noto. Nella galleria di Versailles si vede una statua muliebre di marmo, che vien creduta una Vestale1, e dicesi trovata a Bengazi, che si vuole fondata sulle ruine di Barca capitale della Numidia.

[Recapitolazione.] §. 15. Risulta dal sin qui detto ne’ tre primi Capi di questo Libro potersi fissare quattro differenti gradi nello stile, de’ greci artisti; cioè il secco e duro, il grande ed angoloso, il bello e morbido, e quello degl’imitatori.

§. 15. A questi stili corrispondono le quattro epoche: la prima dai cominciamenti dell’arte avrà durato sino a Fidia; la seconda da questo sino a Prassitele, Lisippo, e Apelle; la terza avrà avuto fine colla scuola di questi gran maestri; e la quarta durò sino all’intero decadimento delle arti del disegno. Il fiore dell’arte sostennesi poco più d’un secolo, cioè cento venti anni, quanti ne scorsero da Pericle


alla


    della villa Albani, di cui si è parlato nel Tomo I. pag. 88. not. b., e se n’è data la figura nella Tav. IX.; fuorchè è un poco più grande, e non ha testa, che ha il secondo. Il nostro Autore per darne la spiegazione ha trovato nel detto luogo di Diodoro una cosa, che non v’è stata mai; perocchè egli non dice altro se non che Eumaco capitano di Arcagato generale di Agatocle tiranno di Sicilia penetrò nell’Africa superiore, ove erano tre città, da lui prese, le quali aveano il nome dalle scimie e per la quantità che ve n’era, e per il culto loro predato da quegli abitanti; e che se si fossero dovute nominare con nome greco, per tale ragione potevano chiamarsi Πιθηκοῦσσαι; Pithecussæ.; niente parlando di colonia greca, ma dicendo anzi barbari quegli abitanti. Troveremo più facilmente la ragione, che cerca Winkelmann degli autori di quella figura, se riflettiamo, che quella scimia era venerata nell’Egitto, come già notammo al luogo citato del Tomo antecedente, e alla pag. 89. e 99.; e come potrebbe provarsi con tante altre autorità, e monumenti oltre quello della citata Tav. IX., fra i quali può nominarsi una figurina di essa bestia grande circa un pollice, che ha servito di amuleto, ed ha incisi da una parte dei geroglifici, custodita nel Museo Borgiano in Velletri. Che difficoltà vi sarebbe a credere che Fidia e Ammonio l’abbiano fatta in Alessandria, o in altra città di quel regno, ove erano stabiliti i Greci, per uso di questi, se la veneravano, o degli stessi Egiziani ? Potrebbe aver servito a qualche superstizioso della Grecia stessa, giacché abbiamo da Sesto Empirico Pyrrkon. hyp. l. 3. c. 24. p. 155. D. che v’era colà chi non arrossiva di prestar venerazione alle tante bestie dell’Egitto. V’erano alcune isole vicine ad Utica in Africa, dette Pitecusse dalle scimie, nominate da Scilace Peripl. pag. 48.; e così chiamavasi un’isola del mar tirreno incontro alla Campania, ove era una città greca secondo lo stesso Scilace pag. 3., di cui parla Winkelmann Tom. I. pag. 211.; e l’isola era stata così chiamata per le scimie, che vi furono mandate per fare scherno a quegli abitanti, se crediamo a Servio ad Æneid. lib. 9. v. 715. Vegg. Salmasio Plin. exercit. in Solin. cap. 3. Tom. I. pag. 68.

  1. Tomassin Recueil des stat. group. ec. de Versailles Tom. I. pl. 9.