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presso i Greci e presso i Romani. |
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§. 17. Le summentovate statue saranno probabilmente state lavoro d’artista etrusco. Di ciò ne assicura Plinio[1] riguardo alla statua d’Apollo in bronzo, collocata poscia presso alla biblioteca del tempio d’Augusto, statua gettata per comando di Spurio Carvilio nell’anno di Roma 461[2], cioè nell’olimpiade cxxi., dopo la vittoria riportata su de’ Sanniti, facendo a tal effetto fondere le corazze, gli elmi, e le altre armi loro. Leggesi che sì grande fosse tale statua da potersi vedere sino dal colle d’Albano, detto or Monte-cavo[3]. La prima statua di Cerere[4] in bronzo fu ordinata da Spurio Gallio console nell’anno 252.[5]. Nel 417. furono dopo la disfatta de’ Latini erette nel Foro ai consoli L. Furio Camillo, e Cajo Menio delle statue equestri[6], come cose nuove allora e straordinarie[7]; ma non ci vien riferito, di qual materia fossero state lavorate[8]. Servironsi i Romani eziandio de’ pittori etruschi, dai quali fu dipinto, fra gli altri, un tempio di Cerere; e quelle pitture, quando il tempio cominciava a rovinare, tagliate furono e trasportate altrove col muro stesso[9].
§. 18. In Roma si cominciò molto tardi a scolpire in marmo, siccome appare dalla celebre iscrizione[10] di L. Scipione Barbato, che fu il più grand’uomo del suo secolo[11]:
- ↑ lib. 34. cap. 7. sect. 18.
- ↑ Spurio Carvilio fu console, e trionfò nell’anno 459. Livio lib. 10. cap. ult.
- ↑ Era questa la statua di Giove in Campidoglio gettata per ordine di Spurio Carvilio, come dice Winkelmann; dalla quale era diversa la statua d’Apollo alta 50. cubiti, collocata in quel luogo da Augusto. Plinio l. cit.
- ↑ idem cap. 4. sect. 9.
- ↑ Spurio Cassio fu console in quest’anno; ma la statua fu fatta dei di lui beni dopo che fu condannato a morte nell’anno 269. Plinio loc. cit., Livio lib. 2. c. 22. n. 41.
- ↑ Liv. lib. 8. cap. 11. n. 13.
- ↑ Livio dice solamente che per quel tempo era cosa rara il vedere alzate quelle statue, non che fosse cosa nuova. Infatti prima di quelle erano state erette quelle, delle quali si è parlato nel §. 15.; e lo attesta anche di altre Plinio lib. 4, cap. 7. sect. 13.
- ↑ Saranno state di bronzo, come erano tutte le altre equestri.
- ↑ Plin. lib. 35. cap. 12. sect. 45. Winkelmann in questo luogo non ha badato a ciò che aveva scritto pag. 71., e che scriveva qui appresso nel §. 2l., come veramente dice Plinio; cioè che i pittori del tempio di Cerere erano quei due Greci.
- ↑ Sirmond. Expl. hujus inscript. V. Fabret. Inscript. cap. 6. n. 90. pag. 461.
- ↑ V. Liv. lib. 35. cap. 10. n. 10. [ Parla di Cnejo Scipione. Quello di questa iscrizione è Lucio Scipione figlio di Scipione Barbato, uomo che fu veramente grande, e ottimo come dice la stessa iscrizione.