Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/176

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170 Storia dell’Arte presso i Greci

corista e un suonator di tibia, che nel Faro di Messene naufragarono. Di tal lavoro io fisso l’epoca più indietro che far non si suole, poiché le iscrizioni di queste statue furon fatte dal celebre oratore Ippia ai tempi di Socrate, e fatte qualche tempo dopo (χρόνῳ δὲ ὕστερον), come scrive Pausania1. Secondo lui contemporaneo dell’eginetico Callone [Canaco] fu Canaco2; cui però Plinio colloca nell’olimpiade xcv.3, e con molta verosimiglianza, perchè egli fu scolaro di Policleto; ma suoi coevi certamente furono [Menecmo e Soida] Menecmo e Soida di Naupatto4, il secondo de’ quali lavorò la Diana d’avorio e d’oro posta nel tempio di quella dea a Calidone5, e poscia a’ tempi d’Augusto trasportata a Patrasso6. Fiorirono [Egia ed Agelada] per ultimo entro quest’epoca Egia d’Atene, ed Agelada d’Argo7 maestro di Policleto8, il quale fra le altre cose rappresentò in Elide su un cocchio Cleostene, che riportata aveva una vittoria nell’olimpiade lxvi.9. [Ascaro] Ascaro suo scolaro fece in Elide un Giove coronato di fiori10.

§. 7. Prima che Serse facesse la spedizione in Grecia erano già celebri i seguenti artisti. [Simone e Anassagora] Simone11 e Anassagora12, amendue d’Egina, il secondo de’ quali scolpi il Giove che i Greci collocarono in Elide dopo la battaglia di Platea13. [Onata] Pur d’Egina era Onata14 di cui, oltre molti altri lavori, eranvi in Elide gli otto eroi, che eransi offerti a tirar la sorte


per


  1. Paus. lib. 5. cap. 25. pag. 443.
  2. id. lib. 7. cap. 18. pag. 570. princ.
  3. lib. 34 cap. 8. sect. 19. princ.
  4. idem ibid.
  5. Secondo Pausania loc. cit. concorsero amendue a formar quella statua. Plinio l. 34. c. 8. sect. 19. §. 18. rammenta un vitello d’oro di Menecmo, e gli attribuisce un libro sulla statuaria. Quest’opera, siccome tutte le altre degli antichi scritte sopra l’arte, le quali per attestazione di Filostrato il giovane Icon. in exord. oper. Philostr. Tom. iI. pag. 862. furono molte, tutte sono perite.
  6. Paus. lib. 7. cap. 18. pag. 569.
  7. Paus. lib.8. cap. 42. pag. 688. princ.
  8. Scrive Plinio lib. 34. c. 8. sect. 19. aver vissuto Agelada nell’olimpiade lxxxvii., ed Egia nella lxxxiv. Otto opere d’Agelada novera Pausania l. 6. 7. 6 10., parte in marmo e parte in bronzo; e Plinio l. cit. quattro ne rammenta di Egia. [ V. appresso al §. 20.
  9. Paus. lib. 6. cap. 10. pag. 476.
  10. id. lib. 5. cap. 24. pag. 439.
  11. id. lib. 5. cap. 27. pag. 448. lin. 7.
  12. Vitruvio præf. ad lib. 7. attribuisce ad Anassagora un trattato di prospettiva, in cui ebbe parte anche un certo Democrito. Dal breve estratto che ne dà ben si scorge aver questo versato sul metodo di bene disporre e dipingere le scene de’ teatri.
  13. Paus. lib. 5. cap. 23. pag. 437.
  14. id. lib. 5. cap. 25. pag. 445.