Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/192

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186 Storia dell’Arte presso i Greci

scorgiamo fra ’l Prometeo d’Eschilo, e l’Edipo di Sofocle. Quegli colla sublimità de’ pensieri, e con un’espressione maestosa ci sorprende più che non ci commuove; e nell’esporre l’azione, la quale è sovente più vera che possibile, mostrasi piuttosto storico che poeta. Questi all’opposto ci desta in seno una commozione profonda, e men colle parole che colle immagini sensibili ci penetra l’anima: ricercando tutta la verosimiglianza per mezzo d’un intreccio ingegnoso, e d’un mirabile scioglimento della sua favola, sostiene in noi un’aspettazione costante, e supera i nostri desiderj stessi.

[V’influirono le circostanze...] §. 2. I più felici tempi per le arti del disegno nella Grecia, e principalmente in Atene, furono que’ quarantanni in cui Pericle resse a così dire la repubblica, e durò l’ostinata guerra, che precede la peloponnesiaca cominciata nell’olimpiade lxxxvii.1. Fu questa forse la sola guerra, che fu giovevole all’arte anziché esserle funesta, simile a que’ facili sdegni degli amanti, che avvivano la passione in luogo d’estinguerla. Svilupparonsi allora interamente le forze della Grecia; Atene e Sparta tutto immaginarono, tutto misero in opera per sollevarsi l’una sopra dell’altra; ciascun cittadino manifestò i proprj talenti, e tutte occuparonsi le mani e tutti gli spiriti. Come un animai feroce tutta spiega l’agilità e la forza quando trovasi da ogni parte assalito, così gli Ateniesi

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  1. Senza computar il tempo in cui visse Dedalo coi primi allievi della sua scuola, i quali attesero piuttosto a dirozzare che a perfezionare la statuaria, venticinque e più olimpiadi precorsero a disporre quest’epoca felice, sì celebre per le arti e per le scienze, nella quale arrivarono esse al colmo della perfezione durante il governo di Pericle, che solo, come osserva Rollin, Storia antica, lib. 22. par. 1. c. 3. art. 2. p. 119. Tom.XII., bastò ad istillare nell’animo degli Ateniesi il gusto per tutte le arti, e a mettere in movimento tutte le mani più abili. Ei solo arrivò a destare una sì viva emulazione fra i più eccellenti artisti in qualunque genere, che unicamente occupati del pensiero di rendersi immortali, facevano ogni sforzo per sorpassare nelle opere lor affidate la grandiosità del disegno colla bellezza e coll’eccellenza del lavoro. Benché, secondo l’osservazione di Vellejo Patercolo lib . 1. cap. 16., ripetuta da più moderni e confermata da varj esempj, di breve durata sia la perfezione delle arti e delle scienze, il cui splendore presto s’ingombra e svanisce; quelle nondimeno la prima volta che arrivarono nella Grecia, vi si mantennero per lungo tempo: e da Pericle sino alla morte degl’immediati successori di Alessandro il Grande, epoca del loro decadimento, vi passarono trenta e più olimpiadi, ossia centoventi e più anni.