Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/199

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

d a i   s u o i   p r i n c i p j   ec. 193

in essa ebbero parte tutte le città greche. Gli Ateniesi allora soffrirono per una perduta battaglia navale sì fiero colpo, di cui si risentirono lungamente1. Nell’olimpiade lxxxix. era bensì stata conchiusa una tregua di cinquant’anni, ma un anno dopo s’insranfe, ricominciò la guerra, e allor solo cessò il furore quando la nazione ebbe perduta la forza di combattere. Quante fossero le ricchezze d’Atene a quest’epoca si può argomentare dai tributi importi in tutta l’Attica per la guerra contro i Lacedemoni, in cui gli Ateniesi erano alleati de’ Tebani: questi tributi ascendevano a 5750. talenti2.

§. 13. In tal guerra del pari che nella precedente parve che un favorevol destino vegliasse sulle arti come sulle muse, che tranquille restarono fra ’l tumulto delle armi, onde i poeti egualmente che gli artisti perfezionar poterono le opere loro. La poesia era sostenuta ed animata dal teatro, poiché il popolo d’Atene, anche ne’ maggiori disastri, non trascurò mai gli spettacoli teatrali, anzi gli annoverava fra i bisogni della vita: diffatti quando la città, sotto la prefettura di Lacare macedone, fu da Demetrio Poliorcete cinta d’assedio, serviano in qualche modo le rappresentazioni a reprimer la fame3; e leggiamo che dopo la mentovata guerra, quando Atene era nelle maggiori angustie, fu ripartita al pubblico una certa somma di denaro, di cui ognuno ebbe una dramma, cioè quanto pagarsi dovea per entrare nel teatro. Nè ciò è tanto strano quanto per avventura lo sembra, poiché i Greci teneano per sacri gli spettacoli teatrali, e scegliere soleano quasi sempre le grandi feste, e quelle di Bacco principalmente, per rappresentarli. Il teatro d’Atene fu altresì celebre nel primo anno di questa guerra a cagione della gara tra Euripide, Sofocle, ed Euforione, per la tragedia

Tom. II. B b della


  1. Liv. lib. 28. cap. 22. n. 41.
  2. Polyb. Hist. lib. 2. pag. 148. B.
  3. Dionys. Halic. De Thucyd. jud. c. 18. p. 234, oper. Tom. iI. [ Non dice tal cosa.