Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/220

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214 Storia dell’Arte presso i Greci

§. 33. Chiuderò queste mie considerazioni sull’arte di Fidia e de’ suoi contemporanei1 con osservare, che a quell’epoca pregiavansi più i nuovi che gli antichi lavori, all’opposto di quello che è succeduto immediatamente dopo, e così avvenir dovea. Quindi s’intende come con ragione Tucidide faccia dire dagli ambasciatori di Corinto in un’aringa agli Spartani, che nell’arte le più recenti opere (έπιγιγνόμενα) denno alle vecchie preferirsi2.

[Osservazioni sull’apoteosi d’Omero.] $. 34. Un erudito inglese3 sostiene che la nota Apoteosi d’Omero, esistente nel palazzo Colonna in Roma, sia lavoro fatto fra l’olimpiade lxxii. e la xciv., fondando la sua opinione non sul lavoro, ch’egli forse mai non vide, ma su una supposta ortografia della parola, che ivi significa il tempo. Vi si legge, dic’egli, ΚⱵΡΟΝΟΣ, in vece di ΧΡΟΝΟΣ; dunque questa è opera di quell’età; in cui da Simonide non era ancora stata inventata la Χ, e in sua vece usavasi KⱵ4.


Co-
  1. Tra questi doveva particolarmente nominarsi Calamide, di cui Winkelmann ha parlato più volte, cioè nel Tomo I. pag. 387. e 389., e in questo, alla pag. 108. princ., 116. e 181. Pausania ci assicura che abbia vivuto in quest’epoca, scrivendo lib. 1. cap. 3. pag. 9., che nel tempo della guerra peloponnesiaca fece la statua dell’Apollo alessicaco, o averrunco, in Atene, di cui riparleremo nel Lib. XI. Capo iiI. §. 12.; e può confermarsi considerando i tempi, ne’ quali fece varie altre statue, nominate dallo stesso Pausania; come per esempio, una che ne dedicò Pindaro, lib. 9. cap. 16.pag. 741., il quale nacque nell’olimpiade lxxv.; un’altra, di Venere, la dedicò Callia ateniese, il quale, come scrive lo stesso Pausania lib. 1. cap. 9. pag. 19. lib. 10. cap. 18. pag. 840., viveva dopo la vittoria riportata dai Greci contro de’ Persi, e nell’olimpiade lxxvii. ottenne la vittoria da pancraziaste in Elide, lib. 5. c. 9. pag. 396. Al principio della stessa epoca io metterei fra i celebri artisti anche Socrate l’ateniese figlio dello scarpellino Sofronisco. Egli nacque nell’olimpiade lxxvii. anno iv., e attese alla scultura anche dopo l’olimpiade lxxx. prima di abbandonarsi alla filosofia. Vegg. Bruckero Histor. crit. philos. Tom. I. par. iI. lib. iI. cap. iI. §. 2. pag. 523. seg. Si rese celebre principalmente per le statue delle tre Grazie in marmo porte avanti l’ingresso della rocca d’Atene, delle quali parlano Plinio lib. 36. cap. 5. sect. 4. §. 10, Laerzio lib. 2. segm. 19., Pausania lib. 1. cap. 22. pag. 53., lo Scoliaste d’Aristofane in Nub. vers. 771., Suida v. Σωκράτης, ed altri scrittori. Pausania, riparlandone lib. 9. cap. 35. pag. 781., osserva, che le fece vestite a differenza di tutti gli altri artisti; e non sa trovarne la ragione. Io crederei che fosse per modestia, sapendosi che fin d’allora attendeva alla filosofia. Per questo lavoro poteva Socrate esser chiamato il maestro della grazia, come lo chiama Winkelmann qui avanti pag. 117.
  2. Thucyd. lib. 1. cap. 71.pag. 48. princ. [ Racconta Platone in Menone, op. Tom. iI. pag. 97. D., che gli scultori del tempo suo dicevano, che Dedalo farebbe stato posto in ridicolo, se avesse lavorato allora secondo la sua maniera; la quale peraltro era stata stimata prodigiosa una volta. Vegg. qui avanti pag. 165. n. 1.
  3. Reinold. Hist. litt. gr. & lat. pag. 9.
  4. Dice di quel tempo, in cui usavasi ancora promiscuamente l’una, e l’altra; perchè nella stessa Apoteosi vi è il nome dell’artista scritto col X. ΑΡΧΕΛΑΟΣ ΑΠΟΛΛΟΝΙΟΥ ΕΠΟΙΗΣΕ ΠΡΙΗΝΕΥΣ