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| d a i s u o i p r i n c i p j ec. | 221 |
nonda, il più grand’uomo che abbia avuto la Grecia, cangiò il sistema di tutti gli stati, sollevando Tebe sua patria, che dianzi era stata poco considerata, sopra Atene e Sparta, dopo che quella per breve tempo, cioè per lo spazio di trent’anni, a tutta la Grecia aveva signoreggiato[1]. Lo spavento unì allora quelle due città, le quali fecer lega nell’olimpiade cii.
§. 10. Quella concordia, e con essa la tranquillità universale della Grecia fu indi a poco vieppiù rassodata per la mediazione del re di Persia che nella mentovata olimpiade spedì ambasciatori a’ Greci affinchè, mettendo fine a tutte le guerre intestine, formassero una lega generale. Seguì la nazione sì saggio avviso, e fu conchiusa una pace universale fra tutte le città, eccettuatane Tebe[2]. forse Plinio ebbe in mira quella restituita tranquillità della Grecia quando fissò all’olimpiade cii. il fiorir di Policle, di Cefissodoto, di [Artisti.] Leocare, e d’Ipatodoro[3].
§. 11. Delle statue di Giunone, che in seguito di tempo collocate furono nel tempio di quella dea entro i portici d’Ottavia[4], una lavoronne [Policle.]Policle, e l’altra Dionisio suo fratello, amendue figliuoli dello scultore Timarchide. A Cefissodoto [Cefissodoto.] fanno egualmente onore le sue opere[5], e l’affinità sua col celebre Focione che ne sposò la sorella[6]. Leocare diede prove de’ suoi talenti nella statua del [Leocare.] bell’Autolico, che da fanciullo avea riportato il premio del Pancrazio, e a cui onore Senofonte scrisse il suo Convito[7]. Della sua nota statua di Ganimede[8] vedesi tuttavia nella villa Medici la base coll’iscrizione:
| ΓΑ- |
- ↑ Dion. Hal. A. R. lib. 1. cap. 3. pag. 3.
- ↑ Diod. Sic. lib. 15. §. 38. p. 31. Tom. iI.
- ↑ Plin. lib. 34. cap. 8. sect. 19. princ.
- ↑ id. lib. 36. cap. 5. sect. 4. §. 10.
- ↑ id. lib. 34. cap. 8. sect. 19. §. 17.
- ↑ Plut. in Phoc. op. Tom. I. pag. 750. C.
- ↑ Plutar. in Lysandro, oper. Tom. I. pag. 441. F., Plinio loc. cit.
- ↑ Nominata da Taziano Advers. Græcos cap. 34. pag. 272.