Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/338

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332 S t o r i a   dell’A r t e   greca

bani una testa dell’imperatore Ottone, in cui non è meno straordinaria che in quella d’Augusto. Merita d’efler qui principalmente rammemorata la bella testa d’Augusto incisa in una calcedonia alta più di mezzo palmo romano, esistente nel museo della biblioteca Vaticana, e pubblicata dal Buonarruoti1.

[Testa d’Agrippa.] §. 10. Faremo pur qui menzione d’una bella e poco men che colossale testa di M. Agrippa, uomo il più grande di quelli tempi2. Evvi a Venezia nel palazzo Grimani una statua eroica che dicesi del medesimo Agrippa; ma, se così venga a ragion nominata, lascerò che ne giudichi chi potrà ben esaminare se la testa sia la vera antica della statua, e se somigli alle altre note teste di quel celebre romano.

[Cariatide.] §. 11. Un altro monumento, forse più pregevole de’ sin qui mentovati e verosimilmente opera de’ tempi d’Augusto, ancor ci rimane, cioè una delle Cariatidi di Diogene ateniese, che stavano nel Panteon3. Si dà il nome di Cariatidi a tutte le figure destinate a sostenere qualche parte degli edifizj, o femminili sian effe o maschili, sebbene queste solessero anche chiamarsi Atlanti dai Greci, e Telamoni dai Romani4. Stava tal monumento per terra e trascurato nel cor-


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    27-31., la seconda delle quali era già stata data dallo Spon Miscell. erud. ant. sect. 4. p. 122., ove ne nomina un’altra, in cui è incisa la testa di Solone. Il nostro Autore nel Tratt. prel. cap. IV. pag. XCI. parla di quella bellissima del museo del sig. principe di Piombino, di cui dà la figura in fine della prima parte dei Monumenti antichi, alla pag. 108., e nella spiegazione dei rami frapposti nell’opera, prima del detto Trattato preliminare, al num. XVI. pag. XIII. la dice d’un personaggio incognito. A considerarla, non sulla detta stampa, ma sull’originale, o anche nei solfi, si vede, che rappresenta Demostene simile alle teste, delle quali si è parlato qui avanti alla pag. 254.; e la pietra è un ametisto, non corniola, come la dice lo stesso Winkelmann.

  1. Osserv. sopr. alc. med. pag. 45.
  2. E al quale dovettero moltissimo le arti del disegno, poiché abbellì Roma con tanti edifizj, e tra gli altri, colla fabbrica magnifica del Panteon, volgarmente detta la Rotonda, che è quella fra le antiche conservatasi più intera sino a’ nostri giorni. Dentro vi collocò una statua di Giulio Cesare, e nell’atrio quella d’Augusto, e la sua. Intorno ad essa, ed altri suoi antichi ornamenti può vedcrsi il Nardini Roma antica, lib. 6. cap. 4. reg. IX., colle note dell’Orlandi. Aggiunse a questa fabbrica le terme, o bagni; e fabbricò pure un portico in onor di Nettuno decorato colla pittura degli Argonauti. Dione Cassio lib. 53, cap. 27. p. 721. Tom. I. Vedasi anche Giunio Catal. archit. ec. pag. 8. e 9.
  3. Plinio lib. 6. cap. 5. sect. 4. §. 11.
  4. Nei Monumenti antichi al luogo da citarsi qui appresso dà questa sua spiegazione per un sospetto soltanto, appoggiato al