Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/345

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p r e s s o   i   R o m a n i   ec. 339

una testuggine sulla quale cade il panneggiamento, che pende dalla man sinistra della figura, ignuda nel resto. La testuggine deve qui avere certamente qualche significato; ma io non so ora congetturarne nessuno che abbia della verosimiglianza1. Quella su cui appoggiava il piede la Venere di Fidia ha un senso simbolico che qui non può aver luogo2. Vera testa di Germanico è quella che vedesi in Campidoglio3, ed è al tempo stesso una delle più belle teste de’ cesari che ivi siano. V’era altre volte in Ispagna la base d’una statua che allo stesso Germanico avea fatta ergere l’edile L. Turpilio4.

[Nocque pur alle arti Caligola...]

§. 21. Caligola, per cui ordine abbattute furono e rotte le statue degli uomini illustri porte in Campo Marzo5, che fece levar le teste alle più belle statue delle divinità per collocarvi la propria6, che annichilar voleva le opere di Omero7, non può certamente considerarsi come protettore delle arti8. Egli però spedì in Grecia Memmio Regolo, a cui avea rapita la sposa Lollia Paolina, con ordine di spogliare tutte le città delle migliori statue, e trasportarle a Roma, sotto il pretesto che le più belle cose doveano stare nel più bel luogo della terra, e che questo era Roma9. Qui le divise fra le sue ville. Quello comando s’estese sino al Giove Olimpico di Fidia10, ma gli architetti gli fecero


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  1. Se mai non alludesse a Mercurio, che della testuggine formò la sua lira; cosicchè Germanico fosse rappresentato col di lui simbolo, e sotto la di lui protezione. Non so come non sia venuta in mente a Winkelmann questa congettura, avendo egli data nei Monumenti antichi inediti, num. 39., una gemma in cui è rappresentato Mercurio con una testuggine fu una spalla a modo di cappello, e della quale ha parlato anche in quest’opera nel Tomo I. pag. 176.
  2. Vegg. Plutarco Conjug. præc. op. Tom. iI. p. 142. D., Pausania l. 6. c. 25. p. 515. in fine.
  3. Bottari Mus. Capit. Tom. iI. Tav. 9.
  4. Grut. Inscr. T. I. p. 236. n. 3. V. Pigh. Ann. rom. Tom. iiI. l. 18. ann. 764. p. 549.
  5. Suet. in Cajo Callg. cap. 34.
  6. ibid. cap. 22.
  7. ibid. cap. 34.
  8. Fece distruggere una bellissima villa nell’Ercolano per il solo motivo, che vi era stata custodita una volta sua madre. Seneca De ira, lib. 3. cap. 22.
  9. Jof. Antiq. jud. lib.19. cap. 1. princ.
  10. Suetonio loc. cit. cap. 22. Fece tra le altre cose trasportare a Roma il famoso Cupido di Prassitele, di cui si è parlato qui avanti pag. 224. not. i. Dopo la di lui morte Claudio lo rimandò a Tespi; ma Nerone lo fece riportare a Roma, ove poi fu consunto da un incendio. Pausania lib. 9. c. 27. p. 72.