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356 S t o r i a   dell’A r t e   greca

il quale moltissimo spese, come può tuttora inferirsi dalle grandi ruine che sen veggono lungo il mare1. V’era, fra le altre opere, un portico in cui un suo liberto dipinte avea le figure de’ gladiatori in tutte le positure immaginabili2.

[Apollo di Belvedere.]

§. 12. La statua dell’Apollo di Belvedere è la più sublime fra tutte le opere antiche, che sino a noi si sono conservate3. Direbbesi che l’artista ha qui formata una statua puramente ideale, prendendo dalla materia quel solo che era necessario per esprimere il suo intento, e renderlo visibile. Questa mirabile statua tanto supera tutti gli altri simulacri di quel dio, quanto l’Apollo d’Omero è più grande degli altri descritti da’ susseguenti poeti. Il complesso delle sue forme sollevasi sovra l’umana natura, e ’l suo atteggiamento mostra la grandezza divina che lo investe. Una pri-


mave-
  1. Vi fece fabbricare il porto, che gli costò spese grandissime. Suetonio nella di lui vita, cap. 9.
  2. Vedasi qui avanti pag. 72. princ. In Anzio era il luogo principale di delizie degli imperatori, e Augusto fu il primo a goderne, come abbiamo da Suetonio nella di lui vita, cap. 58. Amante ch’egli era tanto delle belle arti, chi sa che non l’abbia ornato di statue, e fra le altre anche di queste due, come aveva ornata Roma di tante altre, e la sua regia sul Palatino, al dire dello stesso Suetonio cap. 57.? Narra esso che vi andava Tiberio (nella di lui vita cap. 38.), ma di rado, e per pochi giorni. Di Caligola scrive parimente nella di lui vita, c. 8., che vi nascesse, e non solamente lo preferisse a qualunque altro luogo, ma che avesse destinato di fissarvi la sede, e il domicilio imperiale. Essendo questi stato anteriore a Nerone, e avendo fatte trasportate dalla Grecia le più belle statue, come ha notato il nostro Autore qui avanti alla pag. 339., è probabile che ne abbia avute anche queste due, che sono nel loro genere le più belle che abbiamo, e le abbia poi collocate nell’ideata sua nuova capitale. All’imperatore Adriano, cui ne piaceva il soggiorno sopra tutte le altre deliziose ville, che avesse in Italia, al dir di Filostrato Vita Apollon. lib. 8. cap. 20. pag. 364., poichè egli non fece trasportare statue dalla Grecia, non si potrebbe facilmente dare il merito di aver collocate queste due in Anzio, se non se nel caso, che fossero lavorate in marmo di Luna, ora Carrara, come ve le ha credute lavorate il sig. Mengs nelle due lettere a monsignor Fabroni, delle quali abbiamo parlato qui avanti pag. 199.; ma questo fondamento è flato escluso dal signor abateVisconti Museo Pio-Clement. Tom. I. Tavola 14. nella spiegazione dell’Apollo. La tradizione, che vantano i cittadini di Girgenti, riferita dal signor Bridon nei Viaggi della Sicilia, per cui si pretende, che quella statua stesse anticamente in un tempio d’Esculapio di quella città, da dove fosse tolta dai Cartaginesi, e portata in Cartagine, e di là a Roma da Scipione Africano secondo, è probabilmente un equivoco nato dal racconto di Cicerone, il quale in Verr. act. 2. lib. 4. cap. 43. narra, che ciò avvenisse dell’Apollo di Mirone, del quale si è parlato qui avanti pag. 209.; ma però dice, che Scipione lo riportò allo stesso tempio, come scrive nel cap. 33. e segg. che restituì a suo luogo tutte le altre statue, che erano state tolte dai Cartaginesi a varie altre città della Sicilia; onde non è credibile che ne avesse eccettuato l’Apollo di Belvedere, che è diverso dal detto di Mirone.
  3. La mano sinistra è restaurata da fra Giovannangelo Montorsoli, come già notammo qui avanti alla pag. 245. col. 2. Il braccio destro, e le gambe, che sono antiche, non sono state riattaccate troppo bene, onde compariscono difettose, come in parte ha fatto osservare il nostro Autore nel Tomo I. pag. 392.