Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/409

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dai tempi d’Adriano ec. 401

le stesse de’ sofisti in Grecia finirono con Commodo1; e che a’ Greci stessi diventava ignota la propria lingua, cosicchè pochi fra di loro gli scritti degli antichi autori legger sapeano e intendere. Oppiano il quale nelle sue poesie avea imitato Omero, prendendone le frasi stesse e le parole, era a que’ Greci oscuro quanto Omero medesimo2. Quindi ebbero necessità d’un vocabolario della loro propria lingua, e Frinico diffatti insegnava agli Ateniesi in qual maniera, avessero parlato i loro antenati; anzi di molte parole più non sapeasi la vera significazione, nè poteasene trovare l’etimologià se non per congetture.

§. 14. L’arte decadde vieppiù dopo Commodo, come argomentar lo possiamo dalle pubbliche opere fatte ai tempi di Settimio Severo, il quale succedè a Commodo dopo un anno, essendo in quel breve intervallo stati eletti all’impero e messi a morte Pertinace, Didio Giuliano, Clodio Albino, e Pescennio Nigro. Settimio Severo, che pretendea d’essere stato offeso dagli Atenieii mentre dalla città loro passava per andare in Siria, volle farne vendetta, e li privò di molti privilegi accordati loro dai suoi predecessori3. I bassi-rilievi, che sono sul noto suo arco4, e su un altro che gli argentieri aveano fatto ergere in suo onore5, son sì mal fatti, che non si comprende come dopo la morte di M. Aurelio in dodici anni l’arte sia cotanto decaduta; della qual cosa abbiamo pure un argomento nel basso-rilievo del gladiatore Batone6 di grandezza naturale nella villa Panfili, il quale essendo stato con gran pompa sepolto per or-

Tom. II. E e e dine


  1. Cresoll. Theatr. rhet. lib. 1. cap. 4.
  2. V. Bertley’s Diss. upon Phalar. p.406.
  3. Spart. in Severo, pag. 65. B.
  4. Disegnato da Pietro Berettino da Cortona, inciso da Sante Bartoli, e pubblicato da monsignor Suaresio colle sue illustrazioni per le stampe del de Rossi in Roma nel 1676. Ne dà la figura anche il Montfaucon Antiq. expl. Tom. IV. par. 1. pl. 109. Marliani lo giudica il più bello di tutti gli archi.
  5. In Roma accanto a san Giorgio in Velabro.
  6. Fabretti Synt. de col. Traj. c. 8. p. 258., Montfauc. Ant. expl. Tom. iiI. par. 2. pl. 154 [ Dato anche nei Monumenti antichi inediti num. 199.