Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/422

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414 Storia delle Arti del Disegno

§. 4. Quest’imperatore, avendo restituita la pace all’impero, applicossi a far rifiorire le scienze; e Atene, ove i maestri d’eloquenza riaperte aveano!e scuole con gran concorso divenne il centro degli studenti che ad essa da tutto l’impero accorrevano1. V’erano ancor in Grecia e nella Cappadocia medesima de’ genj sublimi che avrebbono potuto estendere le umane cognizioni, come appare dai quattro santi Padri Gregorio Nazianzeno, Gregorio Nisseno, Basilio, e Giovan Grisostomo, se l’estirpazione dell’idolatria non avesse introdotta una rivoluzione nello spirito umano. Allora non erasi ancora infierito contro i lavori dell’arte; anzi furono portate a Costantinopoli molte antiche statue prese da varj luoghi della Grecia e dell’Asia Minore, dal tempio di Diana in Efeso, da Atene stessa, e da Roma; cosicchè anche dopo molti anni vedeansi tuttavia colà nel tempio di s. Sofia 427. statue scolpite per la maggior parte da greci antichi artisti2. L’anonimo scrittor bizantino rammemora particolarmente i luoghi ne’ quali prese furono le statue collocate nell’Ippodromo a Costantinopoli, e mi fa maraviglia, che fra quelli non rammenti Elide3.

§. 5. Siccome i mentovati santi Padri sublimarono nuovamente l’eloquenza, e seppero far rivivere l’eleganza del linguaggio a segno da poter esser messi del paro coi Platoni e


coi


  1. Cresoll. Theatr. Rhet. lib. 1. c. 4. p. 32. [ Si veda arche Eunapio De viris philos. & sophist. L’elogio, che fa questo scrittore, in vita Prisci, pag. 94., d’Ilario pittore bitiniese, che viveva a questi tempi, di essersi cioè reso famoso in Atene, principalmente per li ritratti al vero, e di aver fatto rivivere in certo modo il famoso Eufranore, di cui si è parlato qui avanti pag. 228., colla maestria del suo pennello, ci può far credere che lo studio della pittura si fosse mantenuto in quella città con qualche riputazione.
  2. Così dicono l’anonimo scrittore delle Enarrat. chronogr. presso Bandurio Imper. orient. sive Antiq. Constantinop. lib. 5. p. 84. C. Tom. I., l’altro anonimo, che cita Winkelmann dopo, presso lo stesso Bandurio loc. cit. par. I. pag. 14. D., e Codino De orig. Const. pag. 34. D. Vedi appresso al §. 16. Costantino ne collocò molte nel palazzo del Senato, fra le quali era il Giove esistente prima in Dodona, la Minerva di Lindo opera di Dipeno e Scillide, di cui si parlerà qui appresso, e le celebri Muse, che ornavano Elicona; e tranne le due prime nominate, che stavano avanti la porta, tutte perirono in un incendio di quel palazzo, ai tempi di Arcadio, e Onorio, e di s. Gio. Grisostomo, l’anno 404. Zosimo Hist. lib. 5. cap. 24.
  3. Antiq. Constant. par. 3. princ. loc. cit. lib. 3. princ. pag. 41. seg.