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420 Storia delle Arti del Disegno

Vitige re de’ Goti venne ad assediar Roma, avendo dato l’assalto alla mole d’Adriano, gli assediati si difesero a forza di statue, che precipitavano su i nemici1; una delle quali era probabilmente il Fauno del palazzo Barberini, che fu trovato, come dicemmo2, nel ripurgarne le fosse, ma senza cosce, senza gambe, e senza il braccio sinistro, e non già, come scrive Breval3, nella fossa di Castel Gandolfo4.

[Effigie di Giustiniano.]

§. 10. Per congetturare quali fossero le statue equestri in bronzo di Giustiniano5, e di Teodora sua moglie6, che una volta erano a Costantinopoli, basta vedere le loro due figure in musaico a Ravenna, che fatte furono contemporaneamente7. La prima di quelle due statue era vestita alla maniera d’Achille, come dice Procopio, colle suole legate per di sotto, e colle gambe disarmate e ignude, cioè messa all’eroica8.



§. 11. Cre-


    di s. Girolamo da farci credere, che parli del tempio di Giove Capitolino, o almeno che lo dica rovinato, come pretende senza ragione anche il Padre Minutolo Dissert. 5. sect. 2. in suppl. Ant. Rom. Sallengre, Tom. I. col. 122. Scherzando egli sul nome di Gioviniano, dice che era un nome di mal augurio, essendo tratto da Giove; poiché il Campidoglio avea perduto il suo splendore, e i tempj di Giove, e le sue ceremonie erano andate a terra: Cave Joviniani nomen, quod de idolo derivatum est. Squallet Capitolium, templa Jovis, & cæremoniæ conciderunt. Il discorso è molto generico, e può adattarsi a qualunque altro tempio del padre de’ numi. Ma se vogliamo intenderlo del Capitolino, come è più probabile, perchè lo abbia considerato, a riguardo del Campidoglio, per la principal sede della religione gentilesca, diremo col Baronio Annal. Tom. VI. ad ann. 389. num. 56., che il s. Dottore abbia voluto alludere allo spoglio delle lamine d’oro, che ne coprivano le porte, fatto da Stilicone l’anno 589., come narra Zosimo lib. 5. c. 38. in fine, pag. 615.; e alla legge di Teodosio mentovata qui avanti p. 417. col. 1., per cui in quel tempio, e negli altri assolutamente fu soppresso il culto degl’idoli. Abbiamo infatti da Claudiano De VI. Consul. Honorii, vers. 44 45. e 375., che esso era ancora nel suo stato l’anno 404.; e 66. o 67. anni dopo che s. Girolamo scrisse quel libro, cioè nell’anno 455., fu spogliato da Genserico re de’ Vandali di tutti i suoi ornamenti preziosi, e della metà delle lamine di bronzo indorato, che lo coprivano. Procopio De bello vandal. lib. 1. cap. 5. oper. Tom. I. pag. 189. A. Secondo la descrizione di Roma, di cui meglio parleremo nella nostra dissertazione inferita nel Tomo iiI., era ancora in piedi nel secolo ottavo, o nel nono.

  1. Procop. De bello goth. lib. 1. cap. 22. [ Vedi qui avanti pag. 378. not. d.
  2. Qui avanti pag. 379. §. 5.
  3. Remarks.
  4. Le cose, che dice l’Autore in questo paragrafo, meritano d’esser meglio esaminate, come anche altre generiche asserzioni del volgo intorno a quelli, che hanno distrutti i monumenti dell’arte in Roma. Per non fare qui una troppo lunga nota, noi ci riserveremo a trattarne nella dissertazione, della quale abbiamo parlato qui avanti.
  5. Procop. De ædif. Justin. lib. 1. cap. 2.
  6. ib. cap. 11. Procopio a questo luogo esagera molto col dire, che varie statue, delle quali era ornato l’atrio delle terme d’Arcadio, erano sì belle, che avrebbero potuto dirsi opere di Fidia, di Lisippo, e di Prassitele; se pur non erano opere di antichi artisti veramente.
  7. Alemann. Not. in Procop. Hist. arcan. cap. 8. pag. 109., cap. 10. pag. 123.
  8. È da notarsi la legge, che fece questo