Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/146

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128 O s s e r v a z i o n i

anche oggidì sussiste con diecisette colonne intiere, e che merita una descrizione più esatta di quella, che trovasi nella relazione del viaggio del sig. Fourmont in Grecia1. Tutto dipende dalla maniera di veder le cose. Lo Sponio, e i più eruditi viaggiatori si sono limitati a cercare delle iscrizioni, e dei manoscritti. Cluverio, e l’Olstenio si sono occupati nella geografia antica, ed altri hanno avuto per iscopo qualche altro oggetto; ma sin ad ora non v’è stato chi abbia pensato all’arte. Vi sono ancora molte cose a dire sulle opere d’Architettura degli antichi esistenti in Roma, e suoi contorni. Desgodetz non ha fatto che misurarle: resta dunque ad un altro di darci delle osservazioni, e delle regole generali fu quell’arte2.

    resto di tempio, e di tempio sì famoso, e magnifico, e da non poter restaurare gli altri, vorremo credere che in pochi anni dopo Diodoro, e sotto la dominazione dei Romani abbiano avuto il comodo d’alzare il tempio supposto della Concordia di una spesa, e di un lavoro anch’esso sorprendente? E di più si avrebbe a credere, che poco prima di Augusto durasse ancora il piacere di far le colonne di una proporzione così bassa, come dissi qui avanti pag. 121. not. e? Io tengo dunque per fermo, che quello tempio sia stato eretto prima di quello di Giove Olimpico, e circa l’età di Pericle, come accennai al luogo citato. Secondo Tucidide lib. 6. cap. 3. gli Jonj, e i Dori furono i primi a piantar colonie in Sicilia sotto la scorta di Teocle. Cotifemo di Rodi, e Entimo di Creta fondarono Gela, e colle leggi dei Dori la governarono. Cento otto anni dopo i cittadini di Gela andarono a fondar Agrigento, come segue a dir Tucidide cap. 4.; il che avvenne nell’olimpiade l. anno 1., e 579. anni avanti Gesù Cristo, come nota Dodwello Annal. Thucyd. pag. 23. al detto anno; e può vedersi anche il Padre Pancrazi Tom. I. par. 2. cap. 1. Pericle governò solo Atene dalla olimpiade lxxxiii., e d’allora cominciò le sue fabbriche più sontuose. Non valutando l’opinione del sig. Denina, Istoria della Grecia, Tom. iI. lib. VII. cap. IV., il quale pretende senza darne veruna prova, che non prima dell’olimpiade lxx. s’incominciassero a tagliare, e con certe regole impiegare sassi, e marmi dai Greci in gran parte di quelle opere, che per innanzi faceansi di legno; si può ben dire che vi passasse qualche tempo dalla fondazione della città alla erezione di quelle grandi fabbriche; e che questo tempo arrivasse fin circa i tempi di Pericle. Pare che Diodoro non le porti molto avanti all’olimpiade xciii, col dire, che desse erano un grande argomento della ricchezza, potenza, e grandiosità degli Agrigentini in quella età: magnificentiam illius ætatis hominum ostendit. Vedasi qui appresso nella spiegazione delle Tavole in rame al numero iI. di questo Tomo, ove meglio tratteremo della Storia dell’Architettura in Grecia, e in queste altre parti.

  1. Relation abrégée du Voyage litter. ec. Acad. des Inscript. Tom. VII. Hist. pag. 350. [ Vitruvio lib. 4. cap. 7. parla di un tempio di Pallade in Sunio nell’Attica; e chi sa che non sia lo stesso, di cui parla Fourmont?
  2. Ha ciò eseguito in qualche modo il nostro Autore colle Osservazioni sull’Architettura messe qui avanti, che ha scritte dopo quello opuscolo sui tempj di Grigenti. Nella prefazione ad esse trattasi anche di quelli, che hanno dati i monumenti della Grecia per l’arte.

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