Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/156

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lievi, se per questa sola ragione, che mostrano rozzezza e goffaggine, passassero ne’ musei a riscuotere, come prime idee del sapere, gli applausi degli eruditi. Acciocchè un secco contorno, un rozzo lavoro abbia un gusto originario, troppe altre circostanze si ricercano, necessarie per non restare ingannati sull’età loro, e che ci vengon somministrate o dalla materia, che li forma, o dalle marche impresse dal tempo, che li consumò, o da’ lumi, che acquisiamo per l’istoria, allorchè ce ne parla. Doveva adunque l’accurato autore darci qualche prova dell’antichità di questi i due edifizj, se voleva persuaderci, che fosser di sì vecchio tempo da superare la nota dorica Architettura.

§. 8. Queste prove io le ho sempre riputate necessarie, e mi feci un dovere di obbligarmi a ricercarle ed unirle, allorchè volli proporre agli eruditi la mia opinione sulle fabbriche Pestane; incominciare cioè dal provarne una remotissima esistenza. Conobbi, che l’esser formati quegli edifizj di basse proporzioni, che il sussistere que’ grandiosi massi di pietre, lavorate all’uso degli Etruschi, potea essere una congettura, ma non mai una prova, che li caratterizzasse per opera di que’ popoli, e per un lavoro de’ tempi anteriori all’origine de’ tre ordini greci. Quindi da molte circostanze, che l’accompagnano, e dalla storia, che mi favoriva, cercai di ridurre la questione a quel punto, che la vecchia sodezza e gravità del fabbricato corrispondesse al remoto tempo della sua esistenza. Tanto sembrava a me, che avesse dovuto farsi dal signor le Roy, perchè noi restassimo convinti, che i due nominati tempj vantavano quel corso d’anni, che precedette l’uso del consueto ordine de’ Dori. Ma come poterlo fare, quando anzi non vi sono che argomenti atti a dimostrarci l’opposto? Il tempio esistente presso Corinto scrive nella sua opera non sapersi a chi fosse de-


dica-