Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/166

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in senso proprio, potrà aver ancora e la natura, e la forza medesima. Quanto poi alle armi, che portavano i presidiarj, o al cimiero, che aveva Ulisse, e le deposero, poco rileva, che fosse cosa sul dosso della persona, quando sempre retta dimostrato da tali esempi, che il verbo, di cui ragionasi, può esprimere, e denotare un’azione contraria all’erigere, e fabbricare, qual è appunto quella di metter a terra. Abbiamo ancora in Omero un altro passo, ove dicesi, che posero, buttaron giù nel sepolcro la cassa, ove era il corpo di Ettore1. Or chi sarebbe sì ardito di sostenere, che il poeta usando un tal verbo, avesse voluto persuaderci, che quella cassa, era portata sulle spalle, e che questo per la forza sua indicasse il detto verbo tithemi? Io mi figuro, che l’idea di chiunque legge quel verso, resti indifferente dal credere, che la buttassero nella fossa, o portata sul dosso, e a mano se era leggiera, o strascinata se era disagiata e pesante.

§. 18. Ma qui torno a ripetere, che il solo contesto del discorso può toglierci ogni dubbio. Quando io da quel tanto, che siegue a dire Strabone, ho fatto vedere, che le sue parole o non hanno senso, o devono necessariamente interpretarli di una distruzione, che i Sibariti fecero del muro, non credo, che debba restarvi altro da desiderare per ammettere quella spiegazione, ed io allora lo credetti sufficiente. Per rendervi nulladimeno anche meglio persuaso, posso andar innanzi, e considerare oltre il senso, che siegue, quello pure che precede la parola in questione. Eccovi tutto il passo2. I Sibariti posero il muro dalla parte del mare, ed i Pestani fuggirono al monte. Supponiamo per un momento, che quel posero voglia dire edificarono le mu-


raglia


  1. Iliad. lib. 24. vers. 797.
  2. Strab. lib. 5. in fine, pag. 384: Murum Sybaritæ ad mare posuerant, habitatores autem sursum commigraverunt.