Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/171

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s u l l’ A r c h i t e t t u r a. 153

sta fosse unicamente indirizzata a dilettare: e come il suono ha per fine di recar piacere all’orecchio, avesse questa facoltà per suo scopo il far lo stesso coll’occhio. Posto questo principio riconoscono alcuni, e il detto autore non lo riprova, che la fortunata epoca di quella facoltà cominciasse da quel punto, che si trovò la maniera di misurare colla proporzione de’ moduli, onde poi dar sistema a tutti i membri della fabbrica; quasichè la comoda invenzione di misurare avesse fatto nascere la cosa da misurarsi, e potesse dirsi ancora che l’invenzione del passetto, e della bilancia abbia fatto nascere ed il panno, che si misura, ed i metalli, che si pesano. Ammette pur anche, e siegue la volgare credenza, che la colonna, uno per lo più degli ornamenti della fabbrica, avesse la sua origine da’ travi, che sostenevano le capanne, e questi dagli alberi; e che però un’antica colonna osservata in Egitto da Pococke, e che aveva una base tonda, ed in cima una pietra quadrata, fosse simile ad un albero. Io non ho mai veduto alberi, che nascano collo zoccolo, e finiscano con un cappello. E qui si sottoscrive alle note favolette, che seguendo il pensar del volgo (mentre anche nelle scienze ed arti vi è il suo volgo) volle adottare eziandio l’immortal Vitruvio in tempi meno istruiti de’ nostri, e come cose che non interessavano il grande del suo argomento: volli dire all’opinione, che l’ordine dorico nascesse dalla proporzione dell’uomo, lo jonico da quella della donna. Il capitello di quell’ordine dall’acconciatura della testa secondo l’uso delle donne abitanti nella Jonia, e il corintio dal noto cesto, attorno al quale nacque la pianta d’acanto; cose tutte, che ebbero altronde, e non in Grecia la loro origine, e che da’ moderni e più illuminati scrittori sono state abbastanza rigettate e derise, e dirò col Venusino1:

Tom. III. V Ergo


  1. Satyr. lib. 1. satyr. 10. vers. 7.