Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/172

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154 L e t t e r a

Ergo non satis est risu diducere rectum
Auditoris?........

§. 24. Or per rispondere a ciascheduna di quelle vecchie e volgari opinioni, comechè tediosa cosa farebbe il dividerle, e replicare ad ognuna particolarmente, esporrò piuttosto la vera origine, e successione di quell’arte, ricavata da sicuri storici monumenti; e si vedrà tratto tratto, come avessero principio quelle invenzioni, che era poi riservato alla dotta Grecia il solo abbellire, e nobilitarle.’ Questa distinzione di tempi, alla quale non ha fatta riflessione il le Roy, è troppo necessaria, ed un ordine quali cronologico è sicuramente opportuno per trovar quella verità, che nella confusone, e nel disordine delle idee, cerca sempre di offuscare chi fa di non aver ragione.

§. 25. E primieramente io credo, che l’Architettura sia un’arte molto diversa nel suo fine dalle due nobili sorelle la pittura, e la scultura. Essa deve la sua origine alla necessità; le altre due alla pulizia, al lusso, al buon gusto. Or chi può metter in dubbio, che le cose necessarie alla vita siano siate le prime ad occupare le premure degli uomini, stimolandoli a procacciarsele? Quando parlo però di quella professione, intendo di riguardarla ne’ suoi principali oggetti, e nel fine, al quale per suo istituto s’indirizza, a dar cioè comoda, sicura, durevole abitazione all’uomo, ed ugualmente comodi e stabili ricettacoli alla società; cosicchè per mezzo di quell’arte siasi trovata la maniera, che l’uomo o solo, o con molti simili unito, possa viver disarmato e tranquillo, conservar la vita, e le sue ricchezze, senza temer gl’insulti delle fiere, l’inclemenza del cielo, gli ardori del sole, la molestia delle pioggie, ed aver quelli ricoveri di lunga durata, da farli godere dopo di sè anche alla sua tarda posterità. L’invenzione di quelli comodi fissa


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