Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/176

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158 L e t t e r a

spelonche; il qual costume Tacito riferisce, che neppure, fabbricate le case, fu abbandonato da’ Germani1; onde il satirico2 scrisse elegantemente:

Credo pudicitiam Saturno rege moratam
In terris, visamque diu, cum frigida parvas
Præberet spelunca domos, ignemque, laremque,
Et pecus, & dominos communi clauderet umbra.

Non è pertanto da riputarsi come provata e sicura cosa, che le capanne fossero la prima invenzione dell’uomo per procurarsi uno stabile e sicuro ricovero. Non voglio però negare, che pretto de’ Greci fosse antico assai l’uso di far capanne; che anzi vedremo che fu da essi lavorato il legno molto prima della pietra; ma noi abbiamo di mira l’Architettura in generale, non i costumi d’una determinata provincia. Non voglio neppur contrastare, che presto assai, e forse ancora unitamente coll’uso di formar delle grotte si cominciassero a fare degl’informi recinti di rami d’alberi, di canne, e di frasche; e l’uffizio di pastore, che guida sempre a diversi pascoli il suo gregge, doveva far nascere allora, come si veggono anche al presente, simili case temporali, di facil trasporto, e di sollecita costruzione, come quelle nominate da Sanconiatone, ed altre, delle quali parla Erodoto3, formate di giunchi, e di lentisco. Quello che impugno si è il volersi ammettere, che dalla formazione della capanna si potesse passare all’idea delle varie parti dell’Architettura, e dal lavoro del legno a quello della pietra, chechè ne dica la comune opinione degli scrittori in contrario.

§. 29. Chi ben riflette sulla natura, e composizione d’un tronco d’albero, dal quale se ne forma un trave, o


un’


  1. De morib. Germ. cap. 16.
  2. Juvenalis Satyr. 6. vers. 1. seqq.
  3. lib. 4. cap. 190. pag. 364.