Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/203

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antica? Ecco quanto farà d’uopo di rischiarare, altrimenti noi averemo l’invenzione anche de’ più belli ornati da altre nazioni, e non dalla greca. Si contenti pertanto il le Roy se per adesso leviamo alla sua diletta nazione i soli primi tentativi, la sola invenzione dell’Architettura, lasciandole il merito delle bellezze, e della leggiadria aggiunta a quest’arte; acciò non venga chi tolga ad eda anche il ritrovato di quelle, e la faccia restare mera plagiaria, o poco giudiziosa imitatrice.

§. 46. E forse che potrebbe andare incontro ad una sì nuova ed inaspettata disavventura, se la repubblica letteraria vedesse sortire alla luce un’opera su veri fondamenti, e sulle leggi ragionate dell’Architettura, ed alla quale nulla mancherà per esser riconosciuta utile ben di molto, e rispettabile. L’erudita nobilissima penna, che la distende pel solo trasporto d’un genio sublime divenuto intelligente, e Mecenate nel tempo stesso delle belle arti, è tanto più ammirabile, quanto meglio ha saputo unire gli studj riflessivi e profondi colle assidue applicazioni, indivisibili compagne delle cariche luminose, e delle gravi incombenze d’una corte. In essa si vedrà, che non tutte le greche costumanze si accordano colla stabilità e durata delle fabbriche, unico fine per cui s’inalzano; che i cinque noti ordini architettonici non vanno esenti da qualche irregolarità, nè possono dirsi in ogni parte lodevoli; che i Greci, o non trasportarono le opere loro dal legno nella pietra, o se lo fecero, avranno cambiate le proporzioni, acciò non fossero deboli, e rovinose. Io che non posso vantare altro più che un genio sterile per quella nobil professione, nè posso augurarmi che il piacere di chi osserva le cose ben fatte, proporzionate, armoniose senza saperle fare, e giustamente ne gode, mi unirò col sentimento de’ professori, tosto che

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