Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/224

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mi pare tra i frantumi Ercolanesi. Tutto era ristretto all’uso, più che pensato al comodo; e quel poco di lume, che s’infirmava, restava senza riflesso, e ottuso in stanze colorite con un color rossigno, o fosco1. Non pare però probabile, che le case in città grandi sieno ssate fabbricate su quello stile senza finestre, che dessero in istrada. Molti passi di poeti c’insegnano il contrario, come quello2:

Nec flenti domina patefiant nocte fenestra3.


Se tutte le finestre in Roma anticamente fossero siate un così bel quadro, e poste in simile altezza, quella bella ragazza, di cui parla Tibullo4, affacciandosi alla finestra non si farebbe precipitata giù dall’alto:

Qualis ab excelsa, præceps delapsa fenestra
Venit ad infernos sanguinolenta, lacus.

Quell’antico architetto romano, che si esibì di fare la casa a un nobile romano in maniera, che nessuno potesse guardar dentro dal di fuori, forse la volle fare a quello bel modo contadinesco, municipale, ed Aleppino. Se poi gli antichi avessero vetri alle finestre, non si può provare con

nessun autore5. Tutti gli antiquari vanno d’accordo nel-


la


  1. Vedi qui avanti pag. 103. segg.
  2. Properzio lib. 3. eleg. 18. in fine.
  3. Pare che non abbia bisogno di prova, quando Vitruvio lib. 6. cap. 9., gli scrittori tutti, e principalmente le leggi romane nelle Pandette lib. 8. tit. 1. De servitut. præd. urban., e lib. 9. tit. 2. De his, qui effuderint, vel dejecerint, ne parlano tante volte.
  4. lib. 2. eleg. 6. vers. 40. 41.
  5. Molti credono indicate le lamine di vetro per le finestre in quel passo di Plinio lib. 36. cap. 26. sect. 66., ove dopo d’aver celebrata la città di Sidone rinomata per le sue officine di vetro, aggiugne: siquidem etiam specula excogitaverat. Salmasio appunto Plin. exercit. in Solinum, Tom. iI. c. 52. pag. 771. è d’avviso, che la voce specularis sia generica, ed atta perciò ad esprimere tutte le finestre trasparenti sia per la pietra fengite, sia per il vetro, o per altra materia diafana. [ Vero è però, che gli scrittori, che ne hanno parlato con qualche dettaglio, e propriamente, hanno sempre inteso della pietra specolare in ispccie, come l’uno, e l’altro Plinio, Seneca, Marziale, e s. Basilio, che ho citati qui avanti pag. 74. not. b., e Filone, che si citerà qui appresso. Se potessimo credere che nel suo proprio senso usasse questa parola anche il giureconsulto Ulpiano nella l. Quæsitum est 12. §. Specularla 25. ff. De instr. del instrum. leg., l. Nam & si ramos 9. §. Si tamen 1. §. Quod vi, aut clam, si dovrebbe dire, che nel principio del secolo III. dell’era cristiana fosse comune ancora l’uso della pietra specolare, e non del vetro, di cui in ispecie non parla. forse che questa pietra per ottere una specie di cristallo di monte, o cosa più preziosa, e più nobile del vetro, e anche di miglior effetto, come diremo qui appresso, sarà stata comunemen-