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| 6 | O s s e r v a z i o n i |
Nel tempio grande vi è sopra le colonne del prim’ordine dentro la cella un second’ordine di colonne più piccole, la più parte delle quali sono parimente conservate[1]. Tutte quelle colonne sono d’ordine dorico scanalate, e non arrivano a cinque diametri d’altezza, come farò vedere nelle Osservazioni[2]. Oltracciò non hanno base. Quelle del colonnato del tempio grande hanno verso il capitello due collarini, sopra i quali seguitano le scanalature per la larghezza di due pollici.
La cella dei due tempj è alta tre gradini dal piano del colonnato esteriore del tempio; e questi gradini, come quelli eziandio che girano tutto intorno, sono d’un’altezza straordinaria, siccome dirò più diffusamente nell’opera[3]. Per mezzo di essi ascendesi alla cella. I vestiboli, i quali nella loro lunghezza hanno due colonne e un pilastro, come già osservammo, presentano tre colonne nella loro profondità[4]. Quei della cella del tempio grande sono di quarantadue palmi e mezzo di lunghezza, e ventiquattro palmi di larghezza[5]. E’ da notarsi nel piccolo tempio come cosa particolare, che nel vestibolo la terza colonna da ciascuna parte della profondità posa sul terzo dei gradini, che portano alla cella; e quelle due colonne hanno al fondo il toro, oltre il loro zoccolo, o plinto, il quale parimente è d’una forma rotonda[6]. Si vede quindi che da’ più anti-
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- ↑ Vedasi la Tav. IV.
- ↑ Vedi Capo I. §. 38.
- ↑ loc. cit. §. 73.
- ↑ Non intendo che cosa voglia qui dire il nostro Autore. O ha confuso i vestiboli dell’uno e dell’altro tempio; o vi si è figurate delle colonne, che non vi sono. Si rivedano le piante nelle citate Tav. III. e VII.
- ↑ Il vestibolo, che può considerarsi per principale, o anteriore, è più lungo dell’altro. Ha di larghezza palmi 41., di lunghezza palmi 18., e poco più. L’altro ha la stessa larghezza, e la lunghezza di circa palmi 17. misurati nell’interno.
- ↑ Le colonne di quello vestibolo, come
circondata di muro, quale si vede nella citata Tav. VII., mi farebbe credere, che fosse stata piuttosto un’edicola, o cappella, ove si teneva l’immagine della divinità, come si praticò nel tempio di Giove Capitolino, di cui vedasi il Nardini Rom. ant. lib. 5 c. 15. pag. 267., e in altri tempj ancora. Si vede nella stessa forma in tante piante dei tempj segnati negli avanzi della pianta di Roma antica riportati, e illustrati dal Bellori Fragmenta vestigii veteris Roma ex lapidibus farnesianis, ec., e ripetuti da Piranesi Le antich. rom. Tom. I. Tav. 2. segg.