Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/250

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mo, o timone, che tiene alzato in contrasegno de’ suoi viaggi per mare; come il pileo, col quale è sempre effigiato Ulisse, forse è per significare un uomo della marina1. Nessuno mi ha dato soddisfazione fu questo pileo tra i tanti a voi noti commentatori della celebre Apoteosi d’Omero nel palazzo Colonna, elegante scultura di Archelao prienense figliuolo d’Apollonio; e quindi io lo spiego a mio modo. I marinari levantini anche oggigiorno portano un tal pileo senza falde. Il conte di Caylus vago d’ornare la sua Raccolta d’Antichità con questo vaso, secondo il disegno fatto da un giovane francese all’uso di quella nazione, che vantando il primo colpo d’occhio non ricerca davvantaggio, ci rappresenta l’uomo portato sull’aquila2, e dice3: Les ornemens, dont ce gruppe (la figura coll’aquila) est environnè, ne presentent aucune idée, qui ait rapport à la divinité; ils sont absolument de fantaisie. Eppure vedeva i cigni, che calcola per niente. Il disegnatore dunque non ha badato ad altro, che a quello, che gli stava innanzi al vaso, quando l’espositore non sapeva, che vi erano altre figure. Caylus s’accorda con Bayardi, toltane la barba, riputandola esso pure un’apoteosi di qualche imperatore. Saprà però meglio di quello, che Adriano fu il primo, che portò la barba, per ri-


copri-


    Tom. IV. pag. 5., dice che il Margite d’Omero era da stimarsi del genere comico; l’Iliade, e l’Odissea del tragico. Donato, o Evanzio che sia, nei prolegomeni a Terenzio è quello, che mette l’Odissea nel genere comico, e l’Iliade nel tragico. Il Vossio Inst. poet. lib. 2. cap. 2. §. 3. 4.., cap. 24. §. 21. lo confuta coll’autorità di Aristotele; ma egli non ha badato, che Aristotele stesso cap. 13. pag. 15. scrive, che l’Odissea può considerarsi parte come tragica, parte come comica. Nel genere comico la mette anche Longino loc. cit. sect. 9. in fine, pag. 73.

  1. Qui avanti nella Storia, Tom. iI. pag. 215. not. *, e nei Monum. ant. ined. Par. iI. cap. 33. pag. 209. Winkelmann dice, che anche questa figura è di donna, e che tiene un timone. Se fosse Ulisse, che tenesse il remo, potrebbe dirsi, che alludesse al vaticinio di Tiresia, di dover egli, tornato in Itaca, intraprendere un nuovo viaggio, girando con un remo sulla spalla fintanto che trovasse gente, la quale non conoscesse il mare, e non mangiasse sale, ec., come narra Omero nell’Odissea lib. 11. v. 120. segg. Del pileo ne parleremo nella spiegazione delle Tavole in rame al numero 2. del Tomo I. Del resto la spiegazione, che dà il nostro Autore a questo monumento, io la credo giustissima. Ma però è da darsene l’onore al lodato Martorelli, che così lo spiega loc. cit. parerg. pag. 266. seg.; e da lui l’avrà presa il nostro Autore, come tante altre notizie, senza nominarlo altro che per criticarlo.
  2. L’ha copiato Huber Tom. iiI. pag. 70.
  3. Tom. iI. Antiq. grecq. pl. XLI. p. 121.