Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/274

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vitore rimasto fuori della grotta. Nelle rovine dell’antica Ostia feci fare diversi tasti per iscavare; ed il lavoro si ripiglierà quando vi torneremo l’anno venturo. Nella campagna di Roma sono siate fatte le seguenti scoperte. Due putti, che giuocano con astragali, o sia tali (gli ossetti della noce del piede de’ capretti1), de’ quali uno vince, l’altro perde; quello seduto sopra l’antico zoccolo con sembiante rattristato guarda l’astragalo gettato, e ne tiene quattro altri nella sinistra, ed uno nella destra; quello poi sta in piedi con sembiante pieno di contentezza fanciullesca, e tiene nella sinistra stretta al petto sei astragali, i quali a gran pena possono capire nella mano pienotta. Gli ha comprati Lord Hope2. Un altro inglese domiciliato in Roma ha avuto la sorte di trovare un Termine, o sia Erme, che è Ermafrodito, ed alato, di sublime bellezza, senza testa però, e senza braccia; e delle ale non vi sono che le tracce. L’anno passato nel tempo della villeggiatura a Castel Gandolfo fu scoperta la smisurata tazza, o sia labbro di marmo di trentacinque palmi di circonferenza, co’ fatti di Ercole intorno; ma ne mancava l’ottava parte senza grande


appa-


  1. Vedi qui avanti Tom. iI. pag. 364. Ne tratta anche Martorelli De reg. theca calam. lib. 2. cap. 4. pag. 391., e in additamen, pag. XXII., e gli eruditissimi Accademici Ercolanesi nelle Pitture d’Ercolano, Tom.I. Tav. 1., ove sono rappresentate delle fanciulle, che giuocano con astragali, che noi chiamiamo anche impropriamente dadi, e Ficoroni da citarsi appresso.
  2. Winkelmann ha poi data la spiegazione di questi due putti, che mi pare giusta, nella citata lettera a Fuessli sulle scoperte di Ercolano, dell’edizione tedesca, pag. 45., e della traduzione francese, pag. 219., ripetuta nei Monumenti antichi ined. Par. I. cap. 13. pag. 41. in questi termini. „ Quest’opera si rassomiglia talmente all’Amore introdotto da Apollonio Rodio Argon. lib. 3 vers. 117. segg. in giuoco con Ganimede, che essa sembra dall’artefice presa all’immagine del poeta. L’Amorino di questo, stando in piedi, tiene anch’egli stretta sotto il petto la mano sinistra piena di astragali guadagnati a Ganimede, il quale sta seduto in terra incurvato e disdegnoso, per non essergliene rimasti che due, dopo ch’egli ha gettato il terzo „. Qui avanti nel Tom. iI. pag. 364. parla di due statue di fanciulle trovate verso la meta d’ottobre 1765. nella villa Verospi, ove erano anticamente gli Orti Sallustiani, che giuocano agli astragali; e le descrive anche in una lettera al signor Heyne dei 5 di decembre 1765. par. I. pag. 161. Sono simili ad una statuetta già posseduta dal cardinal di Polignac, ed ora nel ninfeo del re di Prussia, come dissi al luogo citato della Storia. Di questa, oltre il gesso, che se ne ha in Roma nell’Accademia di Francia, può vedersene la figura presso Ficoroni nell’operetta scritta appunto sopra I tali, ed altri strumenti lusorj degli antichi; di una delle altre ne dà la figura il signor Cavaceppi Raccolta di statue, ec. Tom. I. Tav. 60., ove per errore la dice trovata nel mese di maggio 1766.