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Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/410

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tichi avanzi, come seguono a dire Teodorico, e l’Infessura[1]. Niccolò V. vi accrebbe di poi le fortificazioni, e alcune camere, e sale nella sommità[2]; come dalle armi, e da iscrizioni si prova, che la restaurasse anche Alessandro VI. l’anno 1495.[3]. In qualcheduna di queste, o altre camere, si teneva la polvere per provisione dei cannoni, che difendevano la Mole; e siccome è avvenuto a tante altre fortezze, alli 29. di ottobre dell’anno 1497. verso le ore 14. in giorno di domenica, vi cadde sopra un fulmine, che attaccando fuoco alla medesima, fece saltare per aria quasi tutta la parte superiore della fabbrica, con un grandissimo angelo di marmo, che v’era stato posto sulla cima, gettandone i pezzi ad una gran distanza nella parte del borgo di san Pietro, e di quà dal ponte alla chiesa di san Celso; e restandovi feriti circa settanta degli uomini, che guardavano la fortezza. Così scrive Giovanni Burcardo maestro di ceremonie pontificio:[4] Dominica vigesima nona octobris circa horam decimam quartam fulgur unico ictu combussit turrim superiorem, & principalem Castri sancti Angeli pulveribus in ea existentibus pro munitione, & totam superiorem partem ipsius turris cum magnitudine mœnium, & Angelo grossissimo marmoreo hinc ad magnam distantiam perduxit, partem ad burgum s. Petri, partem prope ecclesiam s. Celsi. Vulnerati sunt circa septuaginta personæ ex custodibus dicti Castri, nullus tamen mortuus. A questo danno rimediò Paolo III., facendovi magnifici ornamenti, e comodi; e Urbano VIII.


final-


  1. loc. cit. presso l’Eccardo col. 1867., presso il Muratori col. 1115.; e vedi il Rainaldo all’anno 1389. num. 13. Tom. XXVI. pag. 518.
  2. Vedi monsig. Giorgi nella di lui vita, pag. 167. all’anno 1455.
  3. Questo Papa fece distruggere un gran monumento, che gli scrittori de’ bassi tempi chiamano Meta, e Memoria di Romolo, come abbiamo veduto di Pietro Manlio, esistente fra la Mole Adriana, e s. Pietro vicino alla chiesa della Traspontina; e si crede per drizzare quella strada, o per togliere al castello l’ostacolo, dietro a cui poteva una buona squadra di soldati appiattarsi, come dice il Nardini lib. 12. cap. 13.; ragione, che mi pare improbabile per ciò, che diremo. Si vuole, che fosse una piramide maggiore di
  4. Diar. curiæ Rom. sub Alex. VI. presso l’Eccardo Tom. iI. col. 2085.