Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/444

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426 S p i e g a z i o n e

dal ch. signor abate Lanzi di un intiero sarcofago già della villa Medici, ora della galleria Granducale a Firenze, inserita coi suoi rami dal signor abate Guattani nelle Notizie sulle antichità, e belle arti di Roma1. Osserva pertanto il lodato espositore, che nel detto monumento sono rappresentati come in sette diverse tavole, o spartizioni, i fatti, o i principali punti della vita di un uomo illustre. Nelle prime due tavole scolpite sopra un angolo del sarcofago, corrispondenti precisamente col disegno dato da Winkelmann, ripetuto da noi, si rappresenta la nascita di quell’uomo, e la sua educazione. Si vede il fanciullo nudo, che indica di essere nato appena, preso, e sostenuto dalla nudrice avanti a quel globo, e la sua madre sedente all’uso delle puerpere2. Le due donne, una delle quali collo stilo, e l’altro colla mano toccano il globo, sembrano due Muse, le quali, secondo il costume superstizioso dei Gentili, osservano accuratamente il globo celeste, notando il segno, sotto cui era nato il fanciullo, l’ora, ec. L’altra parte del bassorilievo rappresenta l’educazione dello stesso fanciullo, vestito, e già grandicello, con un libro in mano che guarda, secondo il marmo, e non già il globo, come pare dal disegno; accanto al suo maestro, detto dai Greci καθηγητής, e διδάσκαλος, persona diversa dal pedagogo3, che vale ajo, o pedante, come dopo il Martorelli4 osserva il lodato espositore del Museo Pio-Clementino5, confermandolo con una bella iscrizione, in cui l’uno dall’altro si distingue: e finalmente vi è una figura, che pare una Musa, la quale tiene una maschera tragica in mano, forse per indicare, che agli studj dei poemi epici d’Omero, e di Virgilio deve unirsi la lettura dei tragici, secondo Quintiliano6. I Romani, da tempo innanzi fino a Cicerone, come questi lo attesta7, aveano introdotto di far apprendere ai fanciulli per prima cosa, ut carmen necessarium, a mente le leggi delle XII. Tavole, che lo stesso principe degli oratori arditamente preferiva a tutta la filosofia dei Greci8. Crede il signor abate Lanzi,


che
  1. Giugno, e luglio 1784.
  2. Winkelmann Mon. ant. ined. num. 71.
  3. Plutarco De liber. educ. op. Tom. iI. p. 4.
  4. De reg. theca calam. lib. 1. c. 7. n. 16. pag. 172. segg.
  5. Tom. iI. Tav. 12. pag. 21. not. a.
  6. Inst. orator. lib. 1. cap. 8.
  7. De legib. lib. 2. cap. 23.
  8. De orat. lib. 1. cap. 45. n. 195.