Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/508

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ha fatte il ch. Visconti nell’Antologia Romana1, e alle altre, che aggiugne nella spiegazione di tutti i monumenti, e iscrizioni del sepolcro della famiglia degli Scipioni da pubblicare incisi in rame per opera del Piranesi. Ne daremo bensì la lezione ridotta all’ortografia moderna per maggior intelligenza, facendo prima notare i punti fra le parole, e quei tratti in qualche luogo per segno forse di maggior pausa, e per distinguere i sensi: Corneitus Lucius Scipio Barbatus Gnaeo patre prognatus, fortis vir, sapiensque, cujus forma virtuti parissima, fuit, Consul, Censor, Ædilis, qui fuit apud vos: Taurasiam, Cisaunam, Samnium (o meglio, in Samnio) coepit, subigit omnem Lucaniam, obsidesque abducit. Le ultime parole, ossia l’ultimo membro è per noi il più interessante. Vi si dice, che Scipione soggiogò tutta la Lucania, e ne portò via degli ostaggi. Ci ricorderemo essersi detto pocanzi al numero I. pag. 477., che Posidonia fu ridotta in potere dei Lucani prima dell’anno 422. di Roma. Se Scipione sottomise alla potenza di Roma tutta la Lucania, che fu l’anno 477., in cui fu console; dunque ci fu compresa anche Posidonia, che formava una parte di quella provincia, come scrive Strabone2, allora detta già Pesto, come osservammo: ed ecco forse la ragione, per cui la cassa del conquistatore della Lucania, e di Pesto è fatta come un cornicione dorico, imitando probabilmente le fabbriche di Posidonia, di greca architettura, come provammo, e dell’ordine dorico. Sia che fossero condotti in Roma gli artisti da quella città, o che i Romani andati colà imparassero a migliorare le arti, e ad acquistare più buon gusto per esse; potrà sempre dirsi, che la conquista di quella città greca allora insigne per tanti monumenti d’architettura, e forse anche di statue, ed altri lavori dell’arte, abbia influito a introdurre in questa dominante un nuovo sistema. Dico migliorare sempre più le arti; perchè molto erano già state migliorate prima, secondo ciò che notammo più volte, e meglio qui avanti alla pag. 443. e 450., per la venuta in Italia, e credo anche in Roma, di greci artisti. Damarato, ossia Demarato di Corinto, padre di Tar-


qui-
  1. Tom. VIII. n. 32. 33. pag. 249. 257. anno 1782.
  2. lib. 6. pag. 392. Vedi anche il P. Paoli Dissert. 1. princ.