Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/510

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do la descrizione datane da Dionisio d’Alicarnasso1, il quale dice, che aveva tre ordini di colonne alla facciata, e due nei lati: cosa non mai veduta, nè intesa presso gli Etruschi. Forse gli aruspici intendevano del tempio rifatto da Siila, che vi fece trasportare le colonne del tempio di Giove Olimpico in Atene, come scrive Plinio2, il quale poi non dice, che il primo tempio in vece di colonne avesse le ante, o pilastri alle cantonate dei muri, come gli fa dire il P. Munitolo3. Dopo i re le belle arti doveano fare ulteriori progressi per la maggior comunicazione, che s’introdusse colla Grecia, la Sicilia, e la Magna Grecia, come si prova da tanti fatti, e dalla raccolta in ispecie delle leggi delle XII. Tavole; chechè abbia preteso in contrario il Duni4 a forza di sofismi, e di una crassa, o affettata ignoranza di storia. Ritornando al primo assunto, resta da notarsi per l’arte, che nell’urna, di cui parliamo, sopra il fregio vi sono i dentelli, i quali secondo Vitruvio5 non dovrebbero farsi nell’ordine dorico, come scrive che non li facevano gli antichi, perchè sono imitazione dei panconcelli, che in quell’ordine non possono effere: ma il vederli noi in questa cassa, e sopra la porta del tempio creduto di Ercole nell’antica città di Cora, tanto fitti, che non possono imitare i panconcelli, diremo che fossero ridotti fin d’allora ad un semplice ornato per interrompere quella linea dritta della cornice, simile a un di presso agli ovoli, ed ai gusci, come bene avverte il Galiani allo stesso Vitruvio.

XV. In questa Tavola si sono poste le due parti laterali della detta urna per far osservare quella specie di foglie scolpite sul coperchio, che ha l’idea di una stuoja, o coltre. Vi ho ripetuta anche una moneta, che è quella, di cui fu parlato nel Tom. I. pag. 141., data dal Pellerin. Essendomi paruta più ben disegnata di quella ripetuta da me alla pag. 143. come l’aveano data gli Editori Milanesi, ho stimato necessario di qui riportarla per togliere ogni equivoco. Credo col Pellerin, che appartenga a Crotona, anzichè all’Egitto, come


ha


  1. Antiq. Roman, lib. 4. cap. 61. Tom. I. pag. 248.
  2. lib. 36. cap. 6. sect. 5. Vedi qui avanti Tom. iI. pag. 297.
  3. Diss. 5. de Templis, sect. 2., in Suppl. Ant. Rom. Sallengre, Tom. 1. col. 124.
  4. Del cittad. rom. lib. 2. c. 4. p. 277. segg.
  5. Vedi qui avanti pag. 46. not. b.