Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/93

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sull’Architettura degli Antichi. 75

thra, disposti in croce, e fermati sopra gangheri, affine di poterli aprire, e chiudere a piacimento. Veggonsene de’ simili a parecchie antiche opere1, e se n’è trovato uno intiero in Ercolano. Al tempio rotondo sul basso-rilievo della villa Negroni, nominato poc’anzi, vi sono cancelli in luogo di finestre da ambi i lati della porta dalla cornice sino a terra2, nella stessa maniera che si trova in alto a un tempio su di un altro basso-rilievo3. V’erano anche delle sale presso gli antichi, nelle quali le finestre grandi e alte andavano dalla soffitta fino a terra4.

§. 68. Che i Romani abbiano usati i vetri sin dal tempo dei primi cesari, par chiaramente provato dai pezzi, che se ne sono trovati in Ercolano. Anche Filone parla di finestre di vetro nel libro dell’ambasceria all’imperator Claudio5; e per conseguenza Lattanzio6 non è il primo scrittore, che ne abbia fatta menzione, come pretende il signor Nixon in una lettera stampata, e diretta all’abate Venuti da Londra nel 1759.7. Ricorderò qui il giudizio, che Ottavio Falconieri dà in una lettera8 scritta da Roma a Niccolò Heinsio intorno ad un’antica pittura, in cui rappresentansi certi edifizj, e un porto, coi loro nomi scritti sotto, come quello di PORTEX NEPTVNI, FO. BOAR., BAL. FAVSTINES. Egli crede quella pittura dei tempi di Costantino. Se ne veggono i disegni coloriti nella biblioteca Albani; e se sono autentici, possono servire a provare l’uso delle fine-


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  1. Pitt. d’Ercol. Tom. I. pag. 229. 261.
  2. Vedi appresso le Tav. XVII. e XVIII.
  3. Montfauc. Antiq. expl. Tom.V. pl. 131.
  4. Vitr. lib. 6. cap. 6. [ Queste finestre si chiamavano valvæ, dai Latini, oppure fenestræ valvatæ. Plinio Epist. lib. 2 epist. 17. parlando della sua villa Laurentina, scrive: undique valvas, aut fenestras non minores valvis habet. Mattia Gesnero nella nota, che vi ha posta nella sua edizione, si è imbrogliato, e non ha saputo trovare la differenza tra valva, e fenestra: ma poteva capire, se non altro dal contesto, che Plinio intendeva di finestre, che andavano sino a terra a guisa delle porte, chiamate da Vitruvio loc. cit. lumina fenestrarum valvata; parole, che Galiani ha ben tradotte per finestre a guisa di porte
  5. Oper. Tom. iI. pag. 599. lin. 16. edit. Mangey.
  6. De opif. Dei, cap. 8. oper. Tom. iI. pag. 93.
  7. Si vedano le lettere dell’Autore qui appresso al detto art. iv.
  8. Burmann. Syll. epist. Tom. V. p. 527. epist. 458, [Vedi qui avanti Tom. iI. p. 408.