Pagina:Storia di Milano I.djvu/109

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capo terzo 85

Non credo che possa descriversi con esattezza qual fosse la costituzione civile di Milano in que’ tempi oscuri, ne’ quali principiava a risorgere. Il governo passato della Polonia potrebbe darci qualche idea del governo d’Italia in que’ tempi. Un re elettivo; il primate, che ha molta influenza in tutti gli affari; la plebe degradata sotto la potenza dei grandi divenuti formidabili al re; la facilità delle rivoluzioni; la frequenza delle invasioni straniere; la concorrenza di più rivali che coll’armi disputano il trono; la vera sovranità collocata nella dieta: queste sono le rassomiglianze che si ravvisano. Ma noi avevamo di più la rozzezza dei tempi ne’ quali mancando l’arte dello scrivere, e non essendovi nomi di casati, nemmeno poteva esservi una costante tradizione di nobiltà. Quindi non solamente era difficile il modo per fare le risoluzioni, ma era un altro oggetto di confusione il verificare chi fosse o non fosse nobile, chi avesse o non avesse titolo per dare il voto; la quale controversia in un tale sistema doveva portare la confusione all’ultimo grado. Carlo Magno fu un gran principe, gran soldato, e col diritto di conquista dominò assolutamente sull’Italia. La politica gli suggerì di rendere sacra la sua persona colle ecclesiastiche unzioni solenni, celebrate per il regno d’Italia in Pavia e per l’Impero in Roma. I successori di lui non ebbero un vigore e un genio che lo pareggiasse. S’indebolì la potenza del sovrano; e l’acclamazione de’ magnati e la sacra

    determinato grado scuotono gl’ingegni, tolgono il torpore e richiamano la sapienza; quindi tutto si anima e risorge; quindi spunta la felicità, nella quale nuovamente il genere umano diviene inerte, e successivamente ignorante, feroce e misero. Tale è la vicenda per cui circola e circolerà sempre la storia delle nazioni. Il male nasce dal bene, e il bene dal male.