Pagina:Storia di Milano I.djvu/226

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tanto spaventosa unione di forze non si impiegherebbe al dì d’oggi per acquistare una città presidiata da soli cittadini. Un esercito assai minore basterebbe, e coll’assedio, ovvero con un impetuoso assalto se ne renderebbe padrone; ma allora la polve per anco non era conosciuta (la più antica memoria della polve ascende sino alla pubblicazione dell’opera: De nullitate Magiae, in Oxford, fatta da Rugiero Bacone circa l’anno 1260 cioè quasi un secolo dopo i tempi de’ quali tratto; e il più antico uso della polve nella guerra seguì l’anno 1346 nella battaglia di Crecy, come ci attestano Larrey e Mezerai. Il re d’Inghilterra Eduardo scompigliò i Francesi con cinque o sei cannoni; ciò accadde più d’un secolo e mezzo dopo Federico). Troppo era ardua impresa il venire a cimento contro gli assediati, i quali, dalla sommità del terrapieno, scacciavano nella larga fossa gli aggressori prima che ad essi potessero nemmeno accostarsi, e perciò: Divisis, ut dictum est, inter principes exercitus portis Civitatis, singuli eorum festinare, parare, sudibus, palis aliisque propugnaculis castra munire, propter improvisos hostium incursus, decertabant. Neque enim vineis, turribus, arietibus, aliorumque generum machinis tantam civitatem attentandam putabant. Sed longa potius obsidione fatigatos ad deditionem cogi, vel si foras propter fiduciam multitudinis erupissent, proelio superatum iri. Si aspettò adunque che il tedio e i maneggi inducessero i Milanesi alla resa, e non ardì Federico di sottometterli colla forza. Questi fatti, trasmessici da un Tedesco, nemico del nome italiano, e panegirista dell’imperator Federico, provano abbastanza che Milano in