Pagina:Storia di Milano I.djvu/304

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januario, Gufredus cardinalis sub titulo Sancti Marci, legatus pontificius, Mediolanum ingressus, lege sanxit (de comuni tamen archiepiscopi, ordinariorum, et populi consensu) ut praetor damnatos judicio ecclesiastico, intra decem dies capitali poena afficiat; e il Corio, nella sua storia, ci ha conservato lo statuto che allora si fece, e lo riferisce colle seguenti parole: In nome di Dio mille ducento vintiocto, ad uno giorno de zobia, al tredecimo de genaro, inditione seconda, in publica concione convocata a sono di campana secondo il solito: Che ne lo advenire niuno heretico dovesse stare nè dimorare ne la città de Milano... Che qualunque persona a sua libera voluntate potesse prendere ciascuno heretico. Item, che le case dove erano ritrovati, si dovessino ruinare, e li beni in epse si ritrovavano, fusseno pubblicati. Dal che pare evidente che il rigore delle legge penali contro gli eretici veramente nascesse nel 1228. L’arcivescovo di Milano in que’ tempi era Enrico da Settala, ed era un attivo cooperatore coll’inquisitore per eliminare gli eretici. Dal gran numero delle sètte improvvisamente scoperte, è facile l’argomentare che un gran numero di cittadini doveva essere poco contento di queste nuove leggi. In fatti l’arcivescovo fu bandito. Perciò vennero scomunicati da un legato pontificio il podestà e il consiglio di Milano. Nell’iscrizione sepolcrale di questo arcivescovo si scolpì: Instituto inquisitore, jugulavit haereses, come riferisce il Puricelli; e chiaramente si conosce anche dalla storia milanese quanto poco si pregiassero allora la dolcezza, la mansuetudine e la pietà; le quali ora,